Sembrerebbe che il ricorrere repentinamente ad app di navigazione, come quelle basate sul GPS, stia erodendo una capacità fondamentale dell’essere umano, ovvero l’orientamento.
Un indizio è rappresentato dalle chiamate ai soccorsi alpini in Gran Bretagna, ad esempio, che risultano essere aumentate drasticamente, con un forte incremento tra i giovani di età compresa tra i 18 e i 24 anni. Infatti, molti di quesi si sarebbero avventurati in natura fidandosi delle indicazioni digitali, ma ritrovandosi poi persi, incapaci di affrontare i pericoli reali di ambienti sconosciuti. Le app come Google Maps e Maps di Apple, pur essendo utili in contesti urbani, si rivelano insufficienti in ambienti naturali, trascurando rischi come terreni impervi o corsi d’acqua. Il risultato è una crescente disconnessione dalla realtà fisica, un analfabetismo spaziale che riduce la capacità di orientarsi autonomamente.
Le ricerche neuroscientifiche, infatti, suggeriscono che un uso eccessivo del GPS indebolisca la memoria spaziale, aggravando il problema.
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