L’intelligenza artificiale è entrata anche nel mondo dei tatuaggi, portando con sé vantaggi e nuove sfide. Kerry Gilbert, titolare del Tattoo Morningstar di Weymouth, la usa quotidianamente e ne conosce pregi e limiti.
Difatti, i disegni generati dai clienti tramite IA richiedono sempre un controllo attento: gli algoritmi tendono ad aggiungere o eliminare dettagli anatomici come le dita, rendendo necessario un lavoro di revisione e ridisegno. Anche proporzioni e testi rappresentano un problema ricorrente — i clienti spesso non considerano che l’inchiostro si diffonde nel tempo, rendendo illeggibile un tatuaggio troppo piccolo o troppo fitto. A questo proposito, Ben Gorman, informatico dell’Università di Bournemouth, chiarisce un equivoco comune: l’IA non ragiona come un artista umano, perché mentre un pittore attinge alla propria esperienza e creatività, un algoritmo elabora statisticamente migliaia di immagini e la qualità del risultato dipende quindi dalla precisione del prompt inserito dall’utente.
Sul fronte opposto, però, quando è l’artista stesso a usare l’IA per generare i propri disegni, i tempi si riducono sensibilmente, lasciando spazio a più appuntamenti e lavori più complessi. Gilbert lo fa già per una linea di tatuaggi solidali da 20 sterline, parte dei quali va in beneficenza. Gorman conclude che la soluzione è formare meglio le persone: l’elemento umano resta centrale, perché l’arte del tatuatore si esprime sulla pelle e non sullo schermo.
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Immagine generata tramite DALL-E 3. Tutti i diritti sono riservati. Università di Torino (04/03/2026).

