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Magazine Intelligenza Artificiale: l'IA è più di quello che appare

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La colonizzazione satellitare dell’atmosfera terrestre e il plenipotenziario dell’informazione

Colonizzazione satellitare

Sono molto preoccupato per il progetto imperialistico proteso al dominio dell’atmosfera del nostro pianeta, pianificato dal ‘plenipotenziario dell’informazione’, al secolo Elon Musk. I suoi satelliti artificiali, progettati, realizzati e messi in orbita dalla sua start-up Starlink ed il suo compulsivo accumulare big data su piattaforme sempre più estese rappresentano una serie minaccia per la nostra libertà e sono un pericoloso capitalismo della sorveglianza digitale planetaria. Ai successi imprenditoriali e al conseguente potere economico il de cuius aggiunge la sua protervia politica e l’inopportuno ingerirsi negli indirizzi politici di stati sovrani.

L’imprenditore statunitense Elon Musk ha, inoltre, creato una startup “neurolink” per progettare un’interfaccia uomo-macchina, che attraverso un “laccio neurale” collegato a un computer aumenti le capacità del cervello umano. Non si conoscono ancora i dettagli della sua interoperabilità. A molti il progetto potrebbe apparire velleitario anche se la determinazione dell’imprenditore sudafricano ci ha abituati a importanti realizzazioni tecnologiche. Quello che maggiormente preoccupa è la sua adesione alle teorie del transumanesimo (una techno-utopia da confutare senza per questo opporsi al progresso tecnologico). Per la teologia ebraica i transumanisti sono ritenuti dei pifferai che annunciano un falso messianismo. Musk non fa mistero di aderire alle teorie dell’estropianesimo (una filosofia transumanista che pone una forte enfasi sul pensiero razionale, nella promozione di una società aperta e nell’ ottimismo pratico), che vagheggiano una prossima singolarità tecnologica in cui l’IA generativa prenderà il governo sulla specie umana (Sapiens), ormai orientata verso l’estinzione di massa a causa delle emergenze ambientali planetarie prodotte dall’uomo. Questa specie chimerica (uomo-macchina), etero diretta da un’IA collettiva, dovrà garantire la sopravvivenza, magari su un altro pianeta (Marte), dove egli si appresta a trasferire le prime colonie umane.

L’imprenditore californiano si vanta del suo pedigree ecologista. Intanto la sua società SpaceX ha lanciato in questi ultimi anni nell’orbita terrestre oltre seimila satelliti di nuova generazione (starlink), per aumentare la connessione degli smartphones, per connettere le aree deserte del pianeta, per pianificare campagne di telerilevamento, per acquisire e vendere informazioni militari. Siamo alla colonizzazione dell’atmosfera terrestre e c’è già chi sostiene che la biosfera andrebbe rinominata tecnosfera a causa dell’ingente quantità di satelliti e di rottami di vecchi satelliti che vi ruotano. Recentemente ha lanciato, all’interno del programma Artemis, che si prefigge di portare i primi esseri umani su Marte, il razzo più potente mai realizzato (Starship). Il lancio è riuscito ma un’avaria ai motori ha costretto i progettisti a farlo esplodere, dopo che il vettore aveva invertito la direzione del moto e si accingeva a ritornare pericolosamente sulla superficie terrestre. Nonostante il fallimento del tentativo i commenti dell’imprenditore sono stati entusiasti: “congratulazioni al team di Spacex per l’emozionante test di lancio di Starship. Abbiamo imparato molto per il prossimo lancio di prova che avverrà tra qualche mese”. L’affermazione è sicuramente pertinente dal punto di vista della teoria dell’informazione, ma inaccettabile sotto il profilo politico, giuridico ed etico. Può un privato cittadino con le sue start up minacciare impunemente la sicurezza umana, causare danni all’ambiente, senza nemmeno scusarsi e senza riparare il pianeta che dichiara di voler proteggere dal riscaldamento globale? Come può vantarsi di voler ridurre il rischio dell’estinzione umana se utilizza nei lanci spaziali combustibili fossili (metano liquido), che dichiara di voler bandire mentre lo impiega per le sue presunte missioni salvifiche con la conseguenza di produrre gas di scarico inquinanti? Senza voler negare la verità della crisi ambientale, non siamo di fronte a una narrazione ereticale millenarista (il pericolo di uno shutdown planetario) con lo scopo di giustificare i suoi esperimenti, per aumentare il core business delle sue start up?

Le sue costellazioni di seimila satelliti artificiali orbitano a meno di 1000 Km intorno al pianeta e sono visibili anche a occhio nudo di notte in assenza di inquinamento luminoso. I satelliti attraversano il cielo, disposti in regolari formazioni luminose, pronti a rilevare ogni movimento di masse umane, a monitorare i centri abitati, a tracciare i veicoli in movimento, le navi in navigazione, gli aerei in volo…, a memorizzare i tracciamenti in archivi digitali da dare in pasto ad algoritmi intelligenti per desumere decisioni militari, politiche, economiche…  Un processamento full time della nostra esistenza biologica, antropologica, sociologica, psicologica… da offrire a canone mensile a chiunque dotato di dispositivo per la ricezione volesse fruire del pacchetto informativo. Il magnate plenipotenziario dell’informazione ha già stipulato con i governi di molti stati compiacenti contratti per la commercializzazione dei suoi archivi digitali.

La storia ci ha insegnato che nel passato l’uomo ha subito forme di schiavitù fisiche, morali, discriminazioni razziali, sfruttamento del lavoro, genocidi… e sempre ha saputo trovare la forza di ribellarsi per tutelare la propria libertà. In casi estremi è stata necessaria la rivoluzione, altre volte è bastato sviluppare le giuste misure per governare ogni forma di abuso. Il rapido sviluppo di tecnologie digitali, capaci di potenziare, ibridare e surrogare l’organo della conoscenza (cervello) e di costruire dispositivi tecnologici per colonizzare l’atmosfera con un progetto spionistico, sta assumendo proporzioni che rischiano di sfuggire al controllo dell’homo sapiens. La tecnofilia priva della necessaria alfabetizzazione rischia di trasformarsi in tecnocrazia e di limitare l’autonomia della decisione umana e il libero svolgersi della vita. Siamo eterodiretti da pochi technosapiens dominanti (big tech), che centralizzano potenza computazionale, proprietà dei dati, conoscenze algoritmiche e costellazioni satellitari. Il tutto si compie con il nostro acritico e deliberato consenso. Paghiamo l’accesso a confortevoli e gratuiti servizi digitali (ricerche di informazioni, partecipazione a social media, telelavoro, piattaforme multimediali, realtà aumentata…)  con comode rate di cessione della privacy e della libertà, che ci trasformano in ‘oggetti’ da profilare, manipolare e imboccare.

Da sempre l’uomo ha progettato e usato la tecnologia (la pietra, il fuoco, il bronzo, il ferro, il motore, l’elettricità, la forza nucleare…). Grazie alla tecnologia abbiamo imparato a dominare la natura, a colonizzare la terra, a navigare, a volare, a produrre energia… Possiamo dire che la storia dell’uomo è la storia della coevoluzione di homo sapiens con i suoi artefatti. La tecnologia è l’arte del fare (artificio). Nella Genesi si dice che Dio “prese l’uomo e lo pose nel giardino di Eden, perché lo coltivasse e lo custodisse” (Gen 2,15). Non si può negare, tuttavia, che accanto ad usi appropriati ci siano stati anche abusi e veri e propri usi deviati. Il problema non è se homo sapiens debba o meno accettare l’artificialità come componente coevolutiva del suo percorso esistenziale, ma quali obiettivi tale condizione debba assumere in un futuro fatto di ibridazioni e surrogazioni continue e spesso immotivate, in cui pochi ‘eletti’, appartenenti alla specie homo technosapiens, avranno il controllo dei molti, esclusi perché residui della specie homo sapiens. Nei prossimi anni per la prima volta la specie umana potrà non solo modificare il proprio software – cioè la cultura come fattore di trasformazione – ma anche il proprio hardware, cioè il proprio profilo genetico. In altre parole, la maggior parte della materia sulla terra sarà progettata anziché essere il risultato dell’evoluzione. Nell’era del Tecnocene l’intelligenza umana sarà sempre più sostituita dall’IA, che non ha nessuna sensibilità etica, politica ed ecologica. Va da sé che la perfezione e l’esattezza esibite nella tecnoscienza non esistono nell’universo, e a maggior ragione nella vita animale, e quindi non si vede perché l’homo technosapiens (Elon Musk e i suoi soci) debbano governare sempre più la specie antropomorfa.

Come molto opportunamente osserva Jürgen Mittelstrass, i problemi etici della scienza non ineriscono alla razionalità teorica della ricerca, ma cominciano quando si esaminano gli effetti pratici delle conseguenti tecnologie o quando si va a fare i conti con i limiti delle risorse, che le tecnologie impiegano e con i fini perseguiti. Non esistono nelle applicazioni della ricerca scientifica risorse infinite. Queste lo sono solo nei modelli teorici. Come pure i concetti di libertà e di responsabilità morale non hanno alcuna considerazione nel campo della scienza e della ricerca. Gli enunciati “libertà della scienza” e “libertà della ricerca” sono scritti in tutti i programmi delle moderne costituzioni, ma la responsabilità sociale e morale è ugualmente una virtù del cittadino democratico. La scienza non ha come unico scopo il conseguimento della conoscenza, ma anche quello dell’orientamento. Essa ha perciò un valore culturale (J. MITTELSTRASS, The moral substance of Science).

Riferimenti bibliografici

N. DI BIANCO, Intelligenza artificiale. Un punto di vista teologico, Edizione la Valle del Tempo, Napoli 2024.

J. MITTELSTRASS, The moral substance of Science, in THE PONTIFICAL ACADEMY OF SCIENCES (edd.), The cultural value of Science, (Scripta varia 105) Vatican City 2003.

Immagini generate tramite DALL-E

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