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Magazine Intelligenza Artificiale: l'IA è più di quello che appare

Magazine Intelligenza Artificiale: l'IA è più di quello che appare

La resistenza all’IA: voci di chi dice no alla tecnologia

Una persona che usa l'IA a lavoro e una che non la usa

Nonostante l’intelligenza artificiale sia entrata nella vita della maggior parte delle persone, ci sono ancora diversi individui che resistono al suo uso per diversi motivi.

Da un lato, ci sono i pensieri di figure come Sabine Zetteler, Florence Achery e Sierra Hansen. La prima, titolare di un’agenzia di comunicazione londinese, rifiuta l’IA per questioni di autenticità e valori umani. Per avvalere la sua tesi, cita una frase famosa: “perché leggere ciò che qualcuno non si è preso la briga di scrivere?”, sottolineando che non trova valore nel sostituire il lavoro umano con l’automazione. La seconda, invece, proprietaria di un’attività di yoga, invece, considera l’IA “priva di anima” e in contraddizione con il suo focus sulla connessione umana. Difatti, come sostiene, è preoccupata particolarmente per l’impatto ambientale dei centri dati che alimentano l’IA. La terza, che lavora negli affari pubblici, teme che l’IA comprometta la nostra capacità di pensiero critico. Sostiene, nello specifico, che affidare compiti all’IA ci priva della nostra autonomia decisionale.

D’altro canto, non tutti possono evitare l’IA. Jackie Adams, ad esempio, marketer digitale, inizialmente resistente, ha dovuto adottare l’IA quando i suoi colleghi l’hanno fatto e il suo budget si è ridotto, riconoscendo alcuni vantaggi professionali dell’adozione dell’IA. A rientrare in questa categoria di individui vi è anche il professor James Brusseau, il quale suggerisce come ormai sia troppo tardi per rinunciare all’IA. Per tale motivo, dunque, prevede che gli umani manterranno ruoli decisionali importanti (come, ad esempio, i giudici e i medici) mentre altre professioni (meteorologi, anestesisti) verranno totalmente sostituite.

Leggi l’articolo completo The people refusing to use AI su BBC.

Immagine generata tramite DALL-E 3. Tutti i diritti sono riservati. Università di Torino (2025).

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