La Sala Verdi di Palazzo De Bassa si è riempita presto, segno di una giornata in cui il confronto si è tradotto in lavoro vivo. A Gorizia, l’incontro “Economia sociale negli ecosistemi regionali: twin transition e sviluppo di comunità” ha riunito istituzioni, accademia, cooperative e ospiti internazionali attorno a una tesi chiara: l’economia sociale diventa infrastruttura di sviluppo quando traduce le politiche in pratiche condivise, intrecciando transizione verde e digitale con il capitale sociale dei territori.
La giornata, organizzata da Legacoop FVG nell’ambito del progetto EDIH-PAI e con Diesis Network e Legacoop Lombardia, si inserisce nel percorso nazionale ‘Verso la Biennale cooperativa’ promosso da Legacoop. EDIH-PAI (Public Administration Intelligence) è l’hub europeo per la digitalizzazione che sostiene amministrazioni, PMI, cooperative e imprese sociali nell’adozione di soluzioni digitali affidabili.
Gorizia laboratorio di cooperazione
L’apertura ha subito ancorato il discorso alla città e alla sua vocazione di confine. Michela Vogrig, presidente di Legacoop FVG, ha sottolineato come la cooperazione sia lo strumento che trasforma la doppia transizione in valore condiviso, rafforzando i legami di comunità. Erik Masten, della Camera di Commercio Venezia Giulia, ha evidenziato il ruolo delle imprese dell’economia sociale come leve di competitività ed export, mentre Elena D’Orlando, delegata del Rettore dell’Università di Udine, ha messo in luce il contributo dell’università come infrastruttura di dati, competenze e trasferimento tecnologico.
Dalla cornice locale al quadro europeo
Il dibattito è poi salito di scala. Anastasia Costantini, Direzione Generale Occupazione della Commissione Europea, ha illustrato il Social Economy Action Plan e le Raccomandazioni agli Stati membri, chiarendo che investimenti, capacity building e valutazione degli esiti sono condizioni di scalabilità. Juan Antonio Pedreño, presidente di Social Economy Europe e CEPES, ha rimarcato che l’economia sociale è vettore di sviluppo perché allinea governance multilivello, qualità del lavoro e coesione territoriale. Senza reti e responsabilità condivise, i progetti restano isole; con un’architettura cooperativa, diventano, invece, politiche.

Energia condivisa, benefici misurabili
Il pomeriggio ha portato la riflessione sulle esperienze concrete, a partire dall’energia. Il sindaco Rodolfo Ziberna ha richiamato Gorizia come laboratorio naturale di cooperazione. Giorgio Nanni di Legacoop Nazionale ha illustrato come le Comunità Energetiche Rinnovabili siano asset competitivi e civici: riducono i costi, generano autonomia e aprono spazi di partecipazione. Piero Mauro Zanin ha presentato il ruolo di FVG Energia nella Comunità Energetica Rinnovabile (CER) regionale ‘Io sono FVG’, dove la regia pubblica orchestra investimenti e coinvolgimento dei cittadini. La storia della cooperativa Secab, raccontata da Ennio Pittino, testimonia come la produzione e condivisione di energia possa essere servizio comunitario. Martina Gallizia, sindaca di Moggio Udinese, ha evidenziato il valore delle Green Communities nel tenere insieme servizi essenziali, cura del territorio e nuova impresa. Mauro Guarini, vicepresidente di Part-Energy, ha mostrato come governance e competenze siano la cerniera tra impianti, cittadini e sostenibilità.
Cibo, dati e piattaforme cooperative
Il passaggio dal tema energia a quello agroalimentare è stato naturale: al centro restano dati e interoperabilità. Open Food Network EU ha mostrato come piattaforme cooperative abilitino filiere corte trasparenti, aprendo mercati locali senza disintermediazioni predatorie. L’idea di una piattaforma digitale per l’agroalimentare e di un Consorzio “Data Food” per standard condivisi e scambio dati di filiera si configura come tassello abilitante: la tracciabilità diventa servizio. Come conferma la Cooperativa Agricola di Comunità D.E.S. Friûl di Mieç, rappresentata da Massimo Moretuzzo, la filiera corta funziona quando tiene insieme reddito agricolo, cura dei paesaggi e negozi di prossimità. Dimitri Buzio di Legacoop Piemonte ha ricordato che le reti interregionali trasferiscono buone pratiche dove servono, evitando di reinventare la ruota. Sonia Cambursano, Città Metropolitana di Torino, ha presentato il Piano Metropolitano per l’Economia Sociale Torino 2030: la governance metropolitana diventa interfaccia che integra politiche sociali, sviluppo economico e innovazione.
Coesione territoriale e patto rurale
Patricia Martínez Sáez del Rural Pact Support Office ha spostato l’attenzione sulle aree interne: il Patto Rurale dell’UE funziona quando attiva partenariati pubblico-privati, capitalizza saperi locali e garantisce servizi di prossimità. È la stessa logica che ha attraversato l’intera giornata: che si parli di energia, cibo o servizi, la differenza la fanno i meccanismi che mettono in relazione attori diversi con obiettivi, metriche e responsabilità condivise.
La rotta che resta
Se c’è un filo che tiene insieme le voci emerse, è questo: l’economia sociale diventa vantaggio competitivo territoriale quando le reti reggono nel tempo, i dati permettono di decidere e la partecipazione orienta le scelte. Non progetti isolati, ma ecosistemi regionali capaci di apprendere, misurare e coinvolgere. Da Gorizia emerge una rotta concreta: energia condivisa, filiere trasparenti, piattaforme cooperative, governance metropolitana e rurale che si parlano con lo stesso linguaggio.
Il senso più profondo della giornata va oltre la somma delle esperienze. Il confronto internazionale restituisce l’immagine di un cantiere permanente dell’economia sociale, dove la collaborazione tra imprese, cittadini e istituzioni diventa motore di pace, sviluppo sostenibile e partecipazione democratica. In un momento segnato da tensioni globali, la cooperazione si conferma non solo come risposta alle sfide economiche, ma come strumento attivo di coesione sociale e di costruzione di comunità più forti, inclusive e resilienti.
Come ha ricordato Michela Vogrig, l’economia sociale non è un settore residuale, ma un modo diverso di fare impresa mettendo al centro le persone, capace di tenere insieme sviluppo e coesione. E Simone Gamberini ha sottolineato che investire nella cooperazione significa fare politica industriale, capace di redistribuire valore e trasformarlo in benessere collettivo.
La prospettiva delineata a Gorizia è chiara: la twin transition, se radicata negli ecosistemi regionali e sostenuta da reti stabili e strumenti condivisi, può davvero diventare infrastruttura di futuro. L’economia sociale si candida a essere il laboratorio europeo dove si sperimentano nuove forme di democrazia economica e sviluppo sostenibile, capaci di generare impatto misurabile e duraturo.
È così che la doppia transizione si fa realtà.
Immagini generate tramite ChatGPT. Tutti i diritti sono riservati. Università di Torino (2025).

