Sempre di più oggi si stanno formando dei movimenti globali contro i modelli di intelligenza artificiale statunitensi. Questo processo si è innescato principalmente da due fattori critici: le politiche dell’amministrazione Trump e le carenze intrinseche dei sistemi attuali.
Uno dei principali problemi emersi riguarda la moderazione dei contenuti sui social media. Difatti, i sistemi che sono basati su modelli linguistici americani falliscono, ad esempio, nel rilevare fenomeni come la violenza di genere in paesi non occidentali. Questo accade in quanto tali modelli sono addestrati prevalentemente su dati in lingua inglese americano, risultando inefficaci con lingue e culture diverse e per contesti locali distanti.
Come conseguenza, diversi paesi, specialmente in Europa, stanno adottando diverse strategie per acquisire una maggiore “sovranità tecnologica”. A tal proposito, l’Unione Europea ha già nominato un commissario per la sovranità digitale e sta progettando dei piani per implementare uno “Stack europeo”, un’infrastruttura digitale indipendente dalle tecnologie statunitensi.
Per tale ragione, gli esperti del settore suggeriscono approcci alternativi, come, ad esempio, modelli linguistici più piccoli e specifici, sviluppati dalle comunità locali e tarati su lingue e contesti culturali più precisi e circoscritti. Questi potrebbero comprendere chatbot e set di dati mirati, in grado di interpretare le diverse sfumature linguistiche e culturali attualmente trascurate dai grandi modelli.
Leggi l’articolo completo Why the world is looking to ditch US AI models su MIT Technology Review.
Immagine generata tramite DALL-E.

