Le residenze artistiche dedicate all’intelligenza artificiale stanno crescendo rapidamente in tutto il mondo, offrendo agli artisti strumenti e risorse per sperimentare creativamente con l’IA. Questi programmi, ospitati da centri di ricerca, musei e università, non si limitano a fornire la tecnologia in questione, ma vogliono cambiare la percezione pubblica dell’arte generata dall’IA.
Un esempio emblematico è il progetto dell’artista Violeta Ayala, che ha creato un giaguaro virtuale interattivo presso il centro Mila di Montreal. La creatura, generata con l’IA, racconta storie personalizzate sui pericoli dell’Amazzonia boliviana, dimostrando come l’intelligenza artificiale possa veicolare anche messaggi profondi.
Questo fenomeno, sempre più in crescita, è strategico per il fatto che, mentre le questioni legali sui diritti d’autore restano irrisolte, queste residenze potrebbero influenzare l’opinione pubblica sul ruolo dell’IA nel mondo creativo. Difatti, come spiega l’esperto di etica Trystan Goetze, “confezionare” l’IA in forme artistiche tradizionali è un modo per renderla più accettabile: una forma di soft power che potrebbe plasmare il futuro normativo dell’arte artificiale nel settore culturale.
La sfida, però, rimane come bilanciare l’innovazione creativa con la tutela degli artisti e queste residenze, sebbene aprano il dibattito e pongano l’urgenza della questione, non risolvono i nodi fondamentali sul tema del copyright e sulla distribuzione delle eventuali royalties che possono derivare da lavori creativi fatti con l’IA.
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Immagine generata tramite DALL-E 3. Tutti i diritti sono riservati. Università di Torino (2025).

