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Magazine Intelligenza Artificiale: l'IA è più di quello che appare

Magazine Intelligenza Artificiale: l'IA è più di quello che appare

Letteratura e Intelligenza Artificiale: prospettive sulla creatività e la narrazione

Libro e IA

Quando si parla di rapporti tra letteratura e intelligenza artificiale (IA) ci si può riferire a una serie di esperienze diverse tra loro, che coprono differenti archi storici. La distinzione riguarda il ruolo che l’IA può ricoprire in relazione al testo letterario. In questo senso, possiamo distinguere tre funzioni: tematica, autoriale e analitica. Il primo caso rappresenta quello di più lunga durata, se consideriamo la presenza di automi ed esseri artificiali come personaggi di opere letterarie fin dall’antichità, e in maniera sempre più frequente a partire dal primo Ottocento (si pensi ai racconti di Hoffmann o a Frankenstein di Mary Shelley). La letteratura ha affrontato il tema dell’artificialità in maniera approfondita e da diversi punti di vista, in molti casi anticipando le sfide tecniche ed etiche attuali. Sarebbe impossibile ripercorrere qui la storia della relazione tematica tra letteratura e IA, ma valga per tutti il caso esemplare del romanzo Il grande ritratto di Dino Buzzati, pubblicato nel 1960, in cui attraverso la storia di uno scienziato che cerca di riportare in vita la donna amata nella mente di un’enorme macchina intelligente, l’autore porta all’attenzione tematiche oggi rilevanti, come l’elaborazione del lutto nel caso di avatar di persone defunte, il corpo e l’eventuale coscienza degli esseri artificiali, la responsabilità della scienza, l’empatia che si può creare tra essere umano e macchine intelligenti.

Se la relazione tematica è di lunga durata, più recenti sono emerse una funzione autoriale e una analitica. Per rapporto autoriale intendiamo l’integrazione di un sistema di IA all’interno del processo creativo. I primi generatori di storie risalgono agli anni Sessanta, quando l’idea di sistema a regole trovò una coincidenza con gli esperimenti di letteratura combinatoria, come dimostra il caso di Nanni Balestrini e delle sue sperimentazioni con il ciclo di poesie Tape Mark e il romanzo Tristano. Dagli anni Sessanta ad oggi l’evoluzione dell’IA ha portato con sé applicazioni sempre nuove in ambito di scrittura creativa, ma anche per l’analisi dei testi e più in generale dei prodotti culturali, esercitando il proprio potere trasformativo non solo nella produzione dei testi ma anche sugli studi letterari.   

In questo panorama variegato, ci concentreremo dell’utilizzo creativo dell’IA, che chiama in causa sia la pratica scrittoria che la teoria della letteratura. Negli ultimi anni si è assistito a un incremento dei testi letterari scritti tramite sistemi di IA, in concomitanza con l’emergere di tecniche particolarmente efficaci per la scrittura, come le reti RNN, le GAN e i LLM. La disponibilità di sistemi come ChatGPT, utilizzabili anche da utenti non esperti, ha in realtà creato qualche problema: nella maggior parte dei casi le storie generate derivano da un prompt generico (“scrivi una storia su…”), senza una reale interazione con il sistema né con il testo. Questi prodotti vengono poi caricati su piattaforme di auto-pubblicazione, concorrendo a inquinare il panorama e offuscando la varietà di approcci e interazioni che possono emergere dal rapporto tra essere umano e IA. Ciò rientra nel più generale problema della sovrapproduzione di letteratura, che porta gli studiosi a doversi districare in un panorama in cui la maggior parte dei libri è pubblicato a fini puramente commerciali. Il caso dei testi scritti tramite IA non fa eccezione, con la sola differenza che il fine più che commerciale è sensazionalistico. All’interno di questo panorama si possono però distinguere alcuni casi di interesse per comprendere le possibilità dell’IA in relazione alla scrittura letteraria.  

Il primo esempio è 1 the Road, un testo ormai canonico del genere, ideato e pubblicato da Ross Goodwin nel 2018. L’idea di Goodwin è stata di installare su un’automobile una serie di sensori – tra cui videocamere, un sistema GPS, microfoni – collegati a una CNN per classificare le entità e una RNN per generare il testo. Una volta preparata l’automobile, Goodwin e la sua squadra sono partiti per un viaggio da New York a New Orleans, sulle orme di quello raccontato in On the road di Kerouac. Non è emersa una vera trama, ma una scrittura di tipo impressionistico, che mescola elementi spaziali e temporali a costruzioni linguistiche evocative. La scrittura è risultato di un forte grado di automazione, in cui l’intervento dell’essere umano si limita all’ideazione del processo e non interviene direttamente sulla scrittura del testo. Un tale livello di automazione ci pone a un bivio: se il risultato è considerato creativo, allora una macchina se opportunamente istruita può produrre letteratura. Ma come è possibile attribuire creatività a un sistema che non ha comprensione semantica né coscienza? Per uscire dall’impasse ci viene incontro Calvino, che nel saggio Cibernetica e fantasmi già alla fine degli anni Sessanta, ipotizzando una macchina scrivente, riteneva che il focus andasse spostato sul lettore. L’effetto creativo, che Calvino definisce «significato inatteso», si crea non tanto nell’atto della scrittura quanto nell’incontro dell’opera con il lettore, considerato come essere umano storicamente situato e psicologicamente definito. Tale posizione sembra essere vicina a quello in anni più recenti Henrickson e Natale hanno definito come Lovelace effect, ossia l’idea che la creatività sia un effetto sul fruitore e in quanto tale replicabile da sistemi in grado di apprendere dai dati.

Un altro esempio ci viene da Non siamo stati mai sulla Terra, una raccolta di brevi storie scritte da Rocco Tanica in dialogo con un sistema GPT nel 2022. In questo caso nel testo troviamo le frasi scritte dall’autore umano e quelle prodotte dal sistema, distinte da caratteri tipografici diversi. Le storie assumono un tono ironico, fantastico e surreale, come risultato dell’interazione di Tanica. Lo scrittore ha sfruttato le capacità mimetiche degli LLM per ottenere frasi che ricalcassero il suo stile. Per farlo ha inoltre fornito dei modelli letterari al sistema, racconti di Calvino, Buzzati o Dickens, a seconda dell’effetto desiderato. Si nota, come nel caso di Goodwin, che la scrittura è il risultato di un processo ideato dall’artista, in grado di sfruttare le potenzialità ma anche i difetti dei sistemi di IA a fini creativi.

Proprio sui difetti si gioca un altro punto centrale del rapporto tra IA e creatività. I sistemi di IA nascono per essere esatti, perché destinati a scopi “seri”. La letteratura, tuttavia, non richiede esattezza, ma gioca sulle sfumature, sui significati traslati, sull’analogia e sulla messa in discussione della barriera tra reale e finzione; per questo motivo può sfruttare caratteristiche dello sguardo dell’IA che in altri ambiti sono considerate degli errori, come l’allucinazione e la mancanza di esperienza diretta del mondo (proprio a tale caratteristica fa riferimento, d’altronde, il titolo del libro di Tanica). Leggendo opere come quelle di Tanica e Goodwin appare chiaramente come le cosiddette allucinazioni dei sistemi possano apparire come atti creativi, perché in grado di muoverci alla ricerca di un livello di lettura ulteriore, non letterale, del testo, e sbloccare il «significato inatteso» di cui parlava Calvino. Lo sfruttamento del carattere allucinatorio dei sistemi di IA è stato messo in luce anche nell’ambito dell’arte visuale, che ancora prima della letteratura si è aperta alle sperimentazioni con l’IA. Sono i casi, emblematici, di opere come quelle di Klingemann e Ridler. Sia le opere visuali che quelle letterarie mostrano come l’IA sia in grado di sbloccare zone della memoria e dell’inconscio e stabilire una dialettica con la tradizione, creando costrutti visuali e linguistici ricchi di aperture di significato, sia per i fruitori che per gli artisti stessi.  Su questa linea si potrà indicare forse nei prossimi anni – a seconda degli sviluppi dei sistemi e delle sperimentazioni artistiche – non tanto una forma di creatività non umana, quanto una modalità di scrittura in cui l’interazione tra essere umano e IA sia in grado di far emergere caratteristiche innovative e peculiari.

Bibliografia

Calvino, I., Cibernetica e fantasmi, in ID., Una pietra sopra, Mondadori, Milano, 2023, pp. 201-221.

Cabezas-Clavijo, Á. et al.This Book is Written by ChatGPT: A Quantitative Analysis of ChatGPT Authorships Through Amazon.com, «Publishing Research Quarterly», 40, 2024, pp. 147-163.

Ciotti, F., Minerva e il pappagallo: IA generativa e modelli linguistici nel laboratorio dell’umanista digitale, «Testo e Senso», 26, 2023, pp. 289-315.

Elam, M., Poetry Will Not Optimize; or, What Is Literature to AI?, «American Literature», 95 (2), 2023, pp. 281-303.

Farina, M., Pedrycz, W., Lavazza, A., Towards a mixed human-machine creativity, «Journal of Cultural Cognitive Science», 8, 2024, pp. 151-165.

Goodwin, R., 1 the Road, Jean Boite Editions, Paris, 2018. 

Natale, S., Henrickson, L., The Lovelace effect: Perceptions of creativity in machines. «New Media & Society», 26(4), 2024, pp. 1909-1926.

Perez Y Perez, R., Sharples, M., Three Computer-Based Models of Storytelling: BRUTUS, MINSTREL and MEXICA, «Knowledge-Based Systems», 17, 2004, pp. 15-29.

Raffini, D., Calvino e l’estetica dell’intelligenza artificiale: giochi linguistici, morte dell’autore e teoria della ricezione, «Diacritica», 53, 2024, pp. 221-233.

Tanica, R., Out0mat-B13, Non siamo mai stati sulla Terra, Il Saggiatore, Milano, 2022. 

Immagini generate tramite DALL-E

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