C’è un lato nascosto e scomodo dell’hype sull’intelligenza artificiale: sta distruggendo, lentamente, le famiglie. Per molte di loro, specialmente nella Bay Area, c’è ora un “secondo bambino”: il grande modello linguistico. Entrambi vogliono attenzione costante, entrambi tengono sveglie le famiglie a notte fonda. Nell’articolo originale l’autrice si concentra sulle famiglie eterosessuali.
Si chiama “sad wives of AI” l’armata silenziosa di mogli che tengono in piedi le famiglie mentre uomini “AI-pilled” spiegano la singolarità, perdono il sonno per benchmark e corrono dietro all’ultima opportunità. Le statistiche non aiutano, il 71% dei lavoratori “AI-skilled” è uomo, ci sono 35.000 ruoli aperti solo negli USA. Le donne, spesso in settori come istruzione e sanità che usano meno AI, subiscono il carico doppio nelle famiglie. Il conto si presenta sottoforma di minori benefici economici e aumento del lavoro di cura. I terapeuti confermano che la pressione è esistenziale, i litigi aumentano nelle famiglie.
Non è solo una storia di coppia, avverte un’accademica di Rutgers: è un fenomeno di mercato del lavoro che ricrea il vecchio mito dell'”ideal worker”, sempre disponibile, sempre in costruzione. Le bolle, però, prima o poi scoppiano e metà del reddito di molte famiglie dipende da un settore volatilisimo.
Leggi l’articolo completo “Meet the Sad Wives of AI” su Wired.
Immagine generata tramite DALL-E 3. Tutti i diritti sono riservati. Università di Torino (02/06/2026).

