L’IA è ora in grado di decodificare l’attività elettrica del cervello per identificare le categorie di oggetti sognati o immaginati.
Più precisamente, attraverso la risonanza magnetica e l’elettroencefalogrammi, gli algoritmi associano specifici schemi di attivazione neurale a immagini di oggetti come, ad esempio, case o martelli, permettendo di riconoscere tali schemi anche durante il sonno Rem. Uno studio, guidato dal giapponese Yukiyasu Kamitani, ha dimostrato che è anche possibile ricostruire visivamente immagini complesse, comprese illusioni ottiche, a partire dall’attività cerebrale. Tuttavia, ancora è presto per sperare o temere la reale lettura della mente, in quanto sembrerebbe sia ancora lontana. Infatti, secondo il neurofisiologo Marcello Massimini, ad oggi manca ancora una comprensione completa dei correlati neurali della coscienza e dell’identità tra configurazioni di attività neurale e categorie di esperienza. Questo significa che, finché non ci sarà una teoria che colleghi in modo preciso l’attività cerebrale alle percezioni soggettive, l’esperienza cosciente rimarrà privata e inaccessibile.
La teoria dell’informazione integrata di Massimini, che sfrutta metodi matematici e neurostimolazione, suggerisce che la coscienza è un fenomeno graduale e complesso, non riconducibile semplicemente all’attivazione di specifici neuroni. La possibilità di una lettura accurata della mente dipenderà quindi da progressi significativi nella comprensione dei meccanismi cerebrali.
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Immagine generata tramite DALL-E 3.

