Questo è il primo di due articoli di Maurizio Davi dedicati agli impatti dell’intelligenza artificiale in ambito economico, finanziario e imprenditoriale. In questa prima parte, si analizzano i cambiamenti globali legati all’IA, con un focus su settori tecnologici e aziende simbolo come NVIDIA, e si esplorano le implicazioni su mercati, investimenti e distribuzione della ricchezza. Un’introduzione fondamentale per comprendere come l’IA stia ridisegnando gli equilibri economici mondiali.
“L’IA è più di quello che appare” ed “il mondo futuro è già qui tra noi”, sono le due frasi che si manifestano immediatamente ai nostri occhi osservando la prima pagina del Magazine MagIA (https://magia.news/magia-magazine-intelligenza-artificiale/), ma quali sono le implicazioni nel “nostro” giorno per giorno dell’abilità di una macchina di mostrare capacità umane quali il ragionamento, l’apprendimento, la pianificazione e la creatività ?
Il grafico successivo mostra l’andamento comparato del prezzo dell’indice azionario americano

con quello del titolo NVIDIA.*
* NVIDIA Corporation, fu fondata nel 1993. Si occupa della progettazione di processori, schede grafiche, microchip ed ha fatto la scelta, per loro corretta, di concentrare negli anni la maggior parte degli investimenti nel settore dell’intelligenza artificiale.
Immediatamente i nostri occhi percepiscono l’andamento apparentemente correlato dei prezzi, ma ciò su cui vorrei porre la vostra attenzione è sull’inversione del trend di mercato (da ribassista a rialzista) nel preciso istante in cui le agenzie hanno battuto la dichiarazione: “Demand for chips is great”(https://www.forbes.com/sites/dereksaul/2024/09/11/nvidia-stock-pops-7-as-ceo-huang-touts-demand-for-chips/), di Jen – Hsun Huang, co – fondatore, presidente e CEO della società NVIDIA*
* Di seguito trovate i dati salienti dell’ultimo bilancio trimestrale pubblicato il 20 novembre.

È immediato rimanere impressionati sia dalla violenta crescita dei ricavi, da un paio di anni a questa parte, che dal “Gross profits margin” (net sales minus the cost of goods sold (COGS) as a percentage of net sales) pari al 75%, dall’ “operating profit margin” al 62% e dal “net profit margin” al 55%. Per dare una idea comparata la situazione dell’aggregato delle PMI italiane (Mediobanca – Unioncamere – Centro Studi Camere di Commercio “Guglielmo Tagliacarne https://www.tagliacarne.it/files/240625/mi_2024.pdf) fa registrare un margine operativo lordo superiore non di molto al 10% e un utile netto intorno al 5%.
E qui entriamo nell’argomento dell’intelligenza artificiale semantica e delle implicazioni sui movimenti istantanei dei prezzi nei mercati finanziari in riferimento sia alla comunicazione, in quanto tale, che a quella che io chiamo “statistica comunicativa” (dati macroeconomici stimati nell’immediato e che determinano movimenti dei prezzi anche se nel tempo vengono poi rivisti n-volte, ovvero si sarebbero poi dimostrati, più o meno ampiamente errati). L’intelligenza artificiale simula il modo in cui gli esseri umani comprendono il linguaggio, riconoscendone il significato corretto (in questo caso di ciò che è stato comunicato) delle parole in base al contesto. Ma se così si modificano istantaneamente i prezzi delle materie prime, dei tassi d’interesse, delle valute, dei mercati azionari, quali implicazioni negative ne possono derivare su chi si trova in una posizione di deficit cognitivo (famiglie, micro, piccole e medie imprese)? Quanta parte hanno questi processi nell’accelerazione del fenomeno della concentrazione della ricchezza*?
* Dopo ogni crisi importante la forbice si è allargata: sono gli eventi a determinare il fenomeno oppure le nuove tecnologie? O entrambe le situazioni?

Certamente la forte crescita degli utili attesi negli ultimi anni per le aziende del comparto “AI” (rispetto a quelli del mercato), ha portato gli investitori a posizionarsi, dallo stesso lato della “barca” (Long Big Tech)

e chi ha beneficiato di più in termini di flussi da tutto ciò è il mercato azionario americano che ormai vale intorno al 50% del “world market cap”-

Del resto il fenomeno “tech” ha il suo epicentro negli Stati Uniti, ma ciò che più colpisce è il fatto che l’Europa abbia un ruolo del tutto marginale.
* Si può vedere dai grafici come il trend che già si notava molto bene nel periodo “pre – Covid” si sia poi ulteriormente ed esponenzialmente amplificato.

L’Italia sembrerebbe praticamente assente.
E che dire dei brevetti in campo “AI”? Vedete che in rapporto alla popolazione la Sud Corea (paese in tal senso simile al nostro, e già solo per questo dovrebbe essere oggetto di riflessione) surclassa tutti, mentre l’Europa si pone tra i fanalini di coda. E se guardiamo ai dati su base annua notiamo l’impetuosa crescita della Cina.

L’IA determinerà un nuovo ciclo espansivo pluriennale oppure sarà solamente una bolla finanziaria?
E se NVIDIA sicuramente sta realizzando utili stratosferici (così come sta guadagnando molto bene Taiwan Semiconductor) i suoi principali clienti (Microsoft, Amazon, Meta Platforsm, Alphabet, OpenAI) che stanno acquistando a piene mani i prodotti dell’azienda californiana riusciranno anch’essi a tradurre gli investimenti attuali in utili futuri?
Quando parliamo di intelligenza artificiale non possiamo che soffermarci su OpenAI*,
* Open AI è stata fondata, tra l’altro anche da Elon Musk, il 10 dicembre del 2015 con l’obiettivo di promuovere una intelligenza artificiale amichevole (friendly AI) ovvero a beneficio di tutti, ma presto si trasformerà in una società con scopo di lucro (https://www.ilsole24ore.com/art/openai-favola-no-profit-sta-finire-ad-altman-7percento-AGsGOAE)
che al riguardo è la società top. Ebbene l’azienda prevede di perdere tra il 2023 ed il 2028 ben 44 miliardi di $ (https://www.theinformation.com/articles/openai-projections-imply-losses-tripling-to-14-billion-in-2026)
* Nel grafico i dati attesi per il 2024.

Ritorniamo ad NVIDIA e ai suoi azionisti principali.
* Vanguard, BlackRock, Fidelity, sono i “top 3”.

Sono grandi fondi d’investimento di fatto presenti in tutte le aziende più capitalizzate del mondo, ma cosa ancora più importante relativamente all’utilizzo delle nuove tecnologie, sono le regine indiscusse delle gestioni passive (replicano l’andamento del sottostante – Indice, Materie prime, panieri di azioni ecc.) nelle quali come risparmiatori – investitori siamo tutti coinvolti*.
* Il passaggio dalle gestioni attive a quelle passive ha delle implicazioni importanti. Diventa un mercato di flussi. Gli acquisti vengono fatti perché arrivano i soldi e non perché esiste un’analisi al fine di valutare i fondamentali delle aziende sottostanti per verificare se possono supportare nel tempo i prezzi attuali.

Pensate all’abbinamento di queste gestioni con i programmi di trading ad alta frequenza*
* HFT (High Frequency Trading). Attraverso l’utilizzo di software e di algoritmi specifici permettono di condurre un numero incredibilmente alto di transazioni in un periodo di tempo brevissimo.
e riflettete sull’esempio della frase prima citata del CEO di NVIDIA Jen – Hsun Huang: “Demand for chips is great”, e le implicazioni sui prezzi del mercato azionario (e non solo).
Quando vengono pubblicate notizie rilevanti ovvero quando la statistica comunicativa o la comunicazione attivano la loro potenza e vengono intercettate dall’Intelligenza Artificiale semantica può accadere che i programmi di trading ad alta frequenza spariscono dal mercato creando dei buchi di prezzo da mancanza di liquidità generando maggiori probabilità di trasferire ricchezza*.
* I grafici seguenti fanno vedere molto bene il fenomeno.

Analizziamo ora un altro aspetto collegato di straordinaria importanza. Con l’enorme crescita delle gestioni passive quanto contano i voti (e l’influenza) delle grandi società che offrono servizi finanziari nelle decisioni importanti delle multinazionali ?
* Il grafico successivo (https://www.chartstorm.info/p/weekly-s-and-p500-chartstorm-22-september) proietta nel tempo un “combined voting stake” superiore al 40%

Pensate al proposito a tutto il mondo ESG*
* ESG ( Environmental, Social, Governance, ovvero Ambientale, Sociale e di Governance)
e alla crescita del consumo di energia da parte di società come NVIDIA o Taiwan Semiconductor*
* Di seguito i dati relativi a TSMC (https://www.statista.com/statistics/1312965/tsmc-energy-consumption-by-source/)


la quale arriverà nel 2030 a consumare il 24% di tutta l’energia elettrica di Taiwan (ora è all’8%) con le ovvie probabili conseguenze sui prezzi (https://www.trendforce.com/news/2024/10/18/news-tsmc-reports-highest-electricity-price-in-taiwan-affecting-next-years-gross-margin/).

