1. L’argomento della libertà come “salto qualitativo” tra umani e IA (o animali non-umani)
Ora che siamo riusciti a fare macchine calcolanti e intelligenti, uno dei temi principali circa la differenza radicale, sostanziale e di qualità tra gli umani e le macchine intelligenti è che gli umani sono liberi, mentre le macchine non lo sono affatto. Ci sono anche altre considerazioni, come quelle relative agli aspetti emotivi, che sarebbero esclusivi dei viventi biologici, umani e non, e che per ora non paiono essere riproducibili in forme meccaniche, ma queste appaiono essere dei dettagli più specifici e limitati. L’argomento forte per la distinzione qualitativa tra umani e Intelligenza Artificiale (IA) è che gli umani sono dotati di libertà, mentre l’IA non lo è. D’altro canto è facile e pressoché scontato riconoscere che tra umani e animali non-umani ci sono differenze quantitative, e che gli umani sono quantitativamente più complicati degli altri animali non-umani, ma è sempre la libertà che fa la differenza qualitativa tra gli uni e gli altri: differenza che è tanto rilevante da far sì che il linguaggio indichi con “persona” o “uomo” gli umani, e ci porta a includere “animale umano” tra le espressioni bizzarre, se non irrispettose della speciale dignità propria degli umani, o anche ossimoriche. Mutatis mutandis l’argomento con cui si afferma la differenza qualitativa tra animali umani e animali non-umani è lo stesso con cui si afferma quella tra umani e IA: entrambi danno per scontato la presenza di una differenza di quantità (anche notevole), ma si osserva che quella che conta è la differenza di qualità che prende corpo nel fatto che gli umani sono liberi, mentre animali non umani e macchine non lo sono.

2. Che cosa chiamiamo libertà: precondizione e due livelli
Per chiarire la forza dell’argomento occorre precisare i termini rilevanti. La libertà presuppone come precondizione la possibilità di avere a disposizione (almeno) due alternative, date le quali con libertà si intende la capacità di optare per l’una o per l’altra possibilità, dove il verbo “optare” è usato in senso generico per indicare i diversi livelli di esercizio della capacità. Ci sono infatti due diversi livelli di libertà da considerare.
Da una parte c’è la libertà di azione, che si realizza nella capacità di fare l’azione A, se la scelgo, o di fare B, se la scelgo. Questo livello di libertà (la libertà di azione) comporta la capacità di compiere movimenti esterni che sono liberi nel senso che non sono prevenuti da limitazioni interne all’ente dato né coercizioni esterne. L’essere incarcerati è una restrizione esterna che limita la libertà di azione, e i divieti per legge rappresentano altri vincoli esterni a questa libertà. D’altro canto chi ha una gamba rotta non è libero di camminare per limitazione fisica interna, come d’altro canto noi umani non siamo liberi di volare (come gli uccelli) per i vincoli intrinseci al nostro corpo.
La libertà di fare è un fondamentale valore morale e politico. Gli umani amano fare l’azione che scelgono, e perché la scelgono – perché è quella che vogliono fare senza restrizioni o limiti. La consapevolezza del fatto che la libertà è un valore morale ci porta a considerare d’altra parte l’altro livello di libertà: la libertà di scelta. Tutti apprezziamo la libertà di fare (senza costrizioni e vincoli) ciò che scelgo, ma la scelta è anch’essa libera nel senso di essere senza costrizioni e vincoli o invece la scelta è determinata?
Mentre l’azione è un processo che si svolge nel mondo esterno, la scelta è un processo interno al nostro corpo (nel nostro cervello), e in questo senso diciamo correttamente che “sono io che scelgo”. L’esperienza della scelta è caratteristica esistenziale profonda, che ci fa sentire in situazione analoga a quella del tiro alla fune, dove da una parte c’è una forza interna che spinge a fare l’azione A e dall’altra una forza opposta che spinge a fare l’azione B. Qualunque sia la scelta, è chiaro che sono io che scelgo, e che sono libero di fare l’azione che scelgo, ma in che senso la scelta è libera? A questo livello la libertà non riguarda più vincoli esterni (coercizioni) né limitazioni interne o costitutive, ma assume un significato nuovo.
3. Libertà di scelta: l’idea di una scelta libera come scelta “senza vincoli”, e sua critica
Quando la libertà riguarda non l’azione ma la scelta, siamo liberi o determinati? Che significa essere liberi di scegliere? Essere liberi di fare è “essere liberi di fare A o B, se lo scelgo”, e allo stesso modo essere liberi di scegliere significa “essere liberi di scegliere A o B, se scelgo A o B” a prescindere da ragioni o vincoli di sorta per scegliere A invece che B, o viceversa, dove ogni ragione è vista come interferenza o limitazione alla libertà? In altre parole, nel tiro alla fune interno in cui sentiamo che una forza spinge nella direzione A e un’altra nella B, la libertà di scelta sarebbe quella capacità che porta l’Io (io che scelgo) a dare la precedenza ad A o a B senza alcun vincolo o limite di sorta, perché altrimenti non saremmo liberi. Questa concezione a volte prende corpo in espressioni del tipo “sono libero di pensare come voglio”, col sottinteso di non avere vincoli e di poter violare anche le regole della logica, negare il principio di contraddizione, e accettare ad libitum qualunque bizza. Quest’idea di libertà come “scelta libera da ogni vincolo” appare essere controintuitiva e inadeguata, perché la scelta non è fatta a casaccio o per bizza, scegliendo la prima cosa che ci salta in mente, ma la scelta è fatta sulla scorta di ragioni (sul piano logico-culturale) e di motivazioni (sul piano psicologico-organico-fisico), aspetti che ci consentono di render conto del perché si è scelto A invece che B, o viceversa.

4. La scelta è determinata? Il quadro del determinismo
È per questo che il determinismo ha avuto sempre un forte sostegno e si è presentato in svariate forme: sul piano teologico-religioso, osservando che quando la divinità chiama, tale chiamata fornisce una ragione tanto potente da determinare la risposta adeguata del chiamato. Come può un individuo dire no al volere della divinità quando questa ha deciso? La divinità non sarebbe più tale (onnipotente) se l’uomo potesse opporsi. Con la nascita della scienza al determinismo teologico si è affiancato il determinismo genetico, neurologico, psico-sociale etc. per i quali il determinismo prende corpo nelle complicate motivazioni che costituiscono la forza rappresentata dalla fune A contrapposta alla B, la più robusta delle quali porta alla prevalenza dell’una sull’altra. In questo senso la scelta è determinata – anche se la quantità dei fattori determinanti è tale e così complicata che il meccanismo ci resta ignoto, aspetto che ci porta a dire che “sono io che scelgo!”. Moltissimi aspetti non sono conosciuti, e finché resta in quest’alone di mistero il determinismo resta congetturale.
5. Io e IA: perché la differenza non è di qualità ma di grado
Non avendo adeguate conoscenze, chi vuole difendere il “libero arbitrio” o la “libertà di scelta”, può ancora dire che nel tiro alla fune, ove la forza A determinata stesse per prevalere sulla forza B, l’Io può intervenire come forza contro-causale capace di modificare il flusso delle forze, e per esempio bloccare la prevalenza di A e assegnarla a B, o addirittura cambiare tutto e farne iniziare una C. Insomma, l’Io non è libero di creare quel che gli salta in mente, ma avrebbe una sua struttura interna e coerente tale da poter stabilire un nuovo inizio contro-causale che si oppone e supera le forze determinate di tipo genetico, neuronale e psico-sociale.
Più che libertà come valore morale che riguarda l’essere liberi di fare ciò che scelgo, questa libertà come capacità ontologica che riguarda l’essere liberi di fare una scelta che segna l’inizio di una nuova serie contro-causale pare essere richiesta da un’esigenza (etica) circa la giustificazione delle pene e meriti eterni – problema che qui non può essere neppure sfiorato. L’ipotesi di un Io capace di scelta libera come fattore contro-causale è diffusa in letteratura e merita di essere approfondita. Come già detto, a prima vista appare implausibile perché non si capisce come l’Io si possa assurgere come forza capace di contrastare opposte forze che nel mondo ci plasmano e portano nella direzione opposta. Ma fintanto che restano aree d’ombra, l’ipotesi non può essere esclusa. Tuttavia, ricreando le situazioni di scelta, l’IA può contribuire a illuminare le aree d’ombra e aiutare a capire e spiegare come avviene la scelta, mostrando che la differenza tra umani e IA non è affatto qualitativa ma al più quantitativa.
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