Sono trascorsi meno di due anni dal lancio di ChatGPT nel novembre 2022 e la rivoluzione globale portata da questo evento è in pieno svolgimento. Fiumi di parole in tutte le lingue sono stati scritti e detti a proposito e ci si continua ad interrogare sul ruolo delle Intelligenze Artificiali (IA) in ogni ambito.
Faremo il punto in particolare su quanto sta avvenendo nel mondo dell’educazione e dell’istruzione in prospettiva inevitabilmente internazionale, con un focus il più possibile aggiornato sulla situazione italiana.
In prospettiva diacronica si cercherà di descrivere come nel tempo le reazioni a favore e contro – soprattutto queste ultime – l’ingresso dell’IA nell’education abbiano condizionato, e lo facciano ancora adesso, la necessaria oggettività e spesso l’oscuramento di benefici e fattori di innovazione per il sistema educativo nazionale e internazionale, per lasciare il posto a timori, per far crescere vere e proprie barriere.
Tuttavia, come vedremo seppure in maniera non esaustiva, il segnale forte del cambiamento sta superando quello dei freni e della resistenza all’innovazione. Il punto di vista di questo contributo sarà sui docenti, impossibile infatti cogliere contemporaneamente le reazioni di insegnanti e studenti, le cui reazioni sono decisamente differenti e i cui bisogni seppure paradossalmente simili, piuttosto distanti.
Cercheremo di vedere come ad oggi tra i docenti ci siano di fatto due schieramenti: il polo della scuola e delle agenzie formative, nonché quello accademico che applaude l’IA e quello di chi mette avanti soprattutto rischi e paure. Tra questi due blocchi si colloca un terzo gruppo costituito da coloro che, proprio secondo la celebre e ancora efficace Pencil Metaphor (McKeown, 2006), che identificava nel primo decennio del XXI secolo le posizioni dei docenti sulle tecnologie, si collocano tra i due estremi, guardando ora all’uno ora all’altro per capire cosa fare e come comportarsi.

I sostenitori
Viaggiando nella rete e verificando in prima persona l’agire dei sostenitori delle IA emerge nel mondo della scuola, riferendoci in particolare a quella italiana, la crescita esponenziale di corsi di formazione offerti sia da agenzie formative al di fuori delle istituzioni sia dalle stesse scuole, con i numerosi progetti di aggiornamento presenti su Scuola Futura, piattaforma per la formazione del personale scolastico, nell’ambito delle azioni del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) (https://scuolafutura.pubblica.istruzione.it/). Per esempio, sui circa 120 corsi che saranno erogati sulla piattaforma istituzionale a partire da settembre 2024, tra il 15 e il 20% si rivolgono a docenti di ogni ordine e grado di scuola con proposte che vanno dalla formazione di base sull’uso dell’IA a quelle che focalizzano l’attenzione su IA e coding, IA e Lingue Straniere, storytelling, e così via. Da un lato quindi si evince un forte bisogno formativo, segno dell’apertura di molti docenti e staff scolastico di volerne sapere di più, dall’altro la consapevolezza da parte degli stessi insegnanti innovatori di farsi portavoce del cambiamento. D’altra parte, anche a livello internazionale, come testimonia l’AI Index Report 2024 (https://aiindex.stanford.edu/report/), l’indagine che misura l’impatto e la crescita dell’uso dell’IA negli Stati Uniti e a livello globale, si segnala che l’88% dei docenti e il 79% degli apprendenti ha dichiarato di gradire l’utilizzo dei modelli linguistici di grandi dimensioni e ritiene che possano avere un impatto positivo in ambito didattico, e tra loro oltre il 10% sarebbe favorevole ad integrarli nella didattica ordinaria per stimolare una maggiore creatività per la loro materia di insegnamento (30%), per pianificare le lezioni (30%), per accrescere il proprio bagaglio culturale.
Pochi mesi fa, inoltre, una rete di scuole italiane composta da 55 scuole del Friuli Venezia Giulia, ha pubblicato la prima guida italiana all’uso dell’Intelligenza Artificiale generativa (https://stelliniudine.edu.it/wp-content/uploads/sites/724/E-Book-Costruire-il-futuro-maggio-24_def.pdf?x19470), unica per ora nel suo genere a livello istituzionale. Altro segnale di una consapevolezza crescente del ruolo importante e inevitabile che le intelligenze artificiali stanno giocando nella formazione e nell’istruzione.
Il mondo accademico, il primo del settore educativo a reagire a livello globale all’ingresso delle IA nelle istituzioni universitarie, si sta attrezzando attraverso la produzione di protocolli di uso corretto dei sistemi di AI e analogamente al mondo della scuola, creando corsi universitari esplicitamente dedicati alla formazione accademica per le nuove generazioni. Anche in questo caso, a livello nazionale, vanno citati gli atenei di Pisa e di Torino, i primi impegnati nella redazione di regole per utilizzare ChatGpt e altri modelli di Large Language Models. L’ateneo toscano ha approvato il documento normativo un anno fa, indirizzando la comunità accademica nella discussione e approfondimento di nuove modalità di fare didattica e ricerca e nell’attivazione di comportamenti che inducano responsabilità e consapevolezza delle azioni. Quest’anno anche l’ateneo torinese ha condiviso le proprie Linee Guida, che consentiranno a studenti e docenti di adottare un approccio comune all’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale nel contesto della didattica e della ricerca. Le Linee Guida dell’Università degli Studi di Torino, che si sviluppano in 11 punti, pongono l’accento sulla complessità dei sistemi di IA generativa e sottolineano la necessità di un utilizzo consapevole e conforme ai principi normativi in vigore, considerando la loro costante evoluzione. Viene incoraggiato l’uso dell’IA come supporto all’insegnamento e all’apprendimento, lasciando ai docenti la facoltà di limitarne l’impiego qualora non risulti coerente con gli obiettivi dell’insegnamento.

Le università italiane, inoltre, sono impegnate, secondo un trend internazionale molto diffuso, a mettere a punto diversi sistemi antiplagio, basati su software specifici, che mirano a sgombrare il campo da invasioni illecite nell’uso delle intelligenze artificiali generative da parte degli studenti e delle studentesse.
Sul fronte della formazione, gli atenei italiani si stanno dando da fare per immettere nel ricco piano di offerta di corsi non solo in ambito puramente accademico, con Lauree triennali e magistrali dedicate, ma anche attraverso numerosi MOOCs (Massive Open Online Courses).
Solo per citare alcuni esempi, a Milano (Bicocca, Statale e Pavia) già dall’anno accademico 2021-22 ci sono corsi specifici (alcuni in inglese), anche in collaborazione con altri atenei internazionali. Similarmente lo stesso sta accadendo nei poli emiliani e romagnoli, dall’ateneo di Bologna a quelli di Ferrare, Modena e Reggio Emilia, dove i corsi sull’IA sono in netto aumento. A Roma, sia Sapienza – con offerta formativa che si occupa di più ambiti, tra cui quello filosofico – che Lumsa, più attenta al settore economico e imprenditoriale, sono pienamente coinvolte nel rinnovare l’offerta formativa ai futuri laureati sulla conoscenza e l’uso dell’IA generativa. Fiorente l’impegno dei poli accademici toscani, da Firenze a Pisa e Siena. E spostandoci verso il Sud, anche l’ateneo campano di Napoli ha istituito per il prossimo anno accademico il corso di laurea magistrale di Data Engineering. In Sicilia si sono attrezzati l’ateneo di Palermo e quello di Enna. L’elenco non può essere esaustivo ed è in costante aggiornamento, e anche in questo caso si segnala la forte risposta del mondo dell’istruzione, non solo ai bisogni formativi, ma anche a quelli del mondo del lavoro, per preparare nuove generazioni sempre più consapevoli.
Inoltre in numerosi corsi accademici, a 360 gradi, in tutta Italia sono stati inseriti insegnamenti correlati all’uso dell’AI, dal settore economico a quello sanitario, da quello linguistico (per esempio le traduzioni) a quello della ricerca scientifica e medica.
I (quasi) detrattori
In questo ricco scenario la posizione dei detrattori è sempre più debole e sta crescendo il numero di coloro che si stanno spostando verso una maggiore comprensione dei benefici derivati da un uso corretto e mirato dei sistemi di Intelligenze artificiali generative.
Per capire meglio l’andamento del gradimento e del riconoscimento dell’impatto delle IA citeremo i risultati del sondaggio somministrato, oltre che a 1.175 studenti e studentesse, a 136 docentidelle 50 scuole in tutta Italia, che hanno preso parte al progetto di ricerca “ImparIAmo a scuola con l’Intelligenza Artificiale”, promosso e coordinato dal Centro Studi Impara Digitalecon la partnership tecnica di Edulia Treccani Scuolae ScuolaZoo, tra gennaio e aprile scorsi, coinvolgendo in particolare le Scuole Secondarie di II grado. Quello che è emerso è che è in crescita il numero di coloro che utilizzano le risorse fornite dalle IA per scopi didattici, tra cui per esempio l’elaborazione dei testi, che coinvolge oltre il 60% del campione, mentre una percentuale leggermente inferiore riguarda coloro che usano l’intelligenza artificiale per attività di ricerca. Ampio spazio, circa il 50% dei docenti, lo da alla progettazione di unità di apprendimento. E ancora sono in crescita coloro che utilizzano l’IA per creare presentazioni, il 32.00%, oltre che per creare interviste a personaggi immaginari, storici o famosi, mentre il 17.33% impiega queste tecnologie per creare video, musica e altri media.

