Il Verbo di Dio “umanato” nella “carne” e gli agenti digitali robotici
Il Natale è la manifestazione di Dio incarnatosi in un Bambino: “Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia” (Lc 2,12). È la più inedita delle Sue manifestazioni, è il Dio nascosto (Deus absconditus) in ogni uomo. Il Dio creatore, il Dio dei padri (Abramo, Isacco, Giacobbe…), il Dio di Mosè (Yahweh), il Dio del Re Davide, di Salomone… adorato dal popolo di Israele nel Tempio, nasce dal grembo di una giovane, Vergine e Madre, senza concorso umano: “come avverrà questo, poiché non conosco uomo?” (Lc 1,34). È lo scandalo del Dio bambino che anticipa lo scandalo del Dio crocifisso (Deus absconditus in passionibus). L’evangelista Giovanni nell’incipit del suo Vangelo scriverà in lingua greca “kaì o Lógos sàrx egéneto”, – in latino “et Verbum caro factum est”, e in italiano “e il Verbo si è fatto carne”. Il Lògos creatore si fa “carne” (sàrx), creatura fragile, debole, vulnerabile… Non si usa il lemma greco “soma”, che designa più dignitosamente il corpo umano, ma “sarx”, ciò che nel corpo è destinato a corrompersi, a subire la necrosi biologica. È ancora il “Verbum caro” (caro/carnis e non corpus/corporis), la carne mortale del Verbo divino, che nasce da Maria.
In un agente digitale robotico, privo di coscienza (non nel senso di consapevolezza, bensì nel senso di “essere consapevole-di-aver-consapevolezza) o eventualmente dotato di una ‘coscienza artificiale’, la conoscenza sarà unicamente quella della ‘tecno-intelligenza’, che intendiamo come la capacità di formulare una scelta (non un giudizio ponderato e riflesso) a partire dalla struttura della sua rete neurale, addestrata su un set di dati, dove i ‘principi primi’ (simulati dai bias cognitivi) non sono ‘forme a priori’ connaturali all’organismo vivente umano incarnato, ma il risultato ‘a posteriori’ del processamento probabilistico-statistico degli algoritmi di machine learning. Un robot è, in questo senso, privo di empatia, di sentimenti quali la gioia, l’amore, l’odio, non conosce l’ironia, il riso, il pianto, il silenzio, la preghiera… perché manca della conoscenza tacita (Michael Polanyi, The Tacit Dimension ). Pur essendo in grado di modellizzarla non riesce, tuttavia, ad esprimerla. Esso manca della capacità semantica propria degli umani, perché la sua ‘tecno-intelligenza’ ha una forma eminentemente razionale ed è espressa come ‘prodotto’ dell’intelligenza umana. Occorre ricordare che l’IA non è altro che un pallido riflesso dell’umanità, essendo prodotta da menti umane, addestrata a partire da materiale prodotto da esseri umani, predisposta a stimoli umani e sostenuta dal lavoro umano. Non può avere molte delle capacità che sono specifiche della vita umana, ed è anche fallibile. Per cui, ricercando in essa un “Altro” più grande con cui condividere la propria esistenza e responsabilità, l’umanità rischia di creare un sostituto di Dio. In definitiva, non è l’IA a essere divinizzata e adorata, ma l’essere umano, per diventare, in questo modo, schiavo della propria stessa opera (DICASTERO DOTTRINA DELLA FEDE – DICASTERO DELLA CULTURA E DELL’EDUCAZIONE, Antiqua et nova. Nota sul rapporto tra intelligenza artificiale e intelligenza umana, n. 105).

La Kènosis Paolina, il “Verbum abbreviatum” e la dittatura del capitalismo della sorveglianza digitale
L’incarnazione del Verbo divino in san Paolo è tematizzata con il termine teologico “kènosis” (‘svuotamento’). Per l’apostolo l’Eterno entra nel tempo e il tempo si ‘eternizza’. La sua nascita è preconizzata dai profeti: “Il Signore stesso vi darà un segno. Ecco: la vergine concepirà e partorirà un Figlio, che chiamerà Emmanuele” (Is 7,14); è annunciata da una moltitudine di angeli che appaiono sulla terra: “E subito apparve con l’angelo una moltitudine dell’esercito celeste che lodava Dio e diceva “Gloria a Dio nel più alto dei cieli e sulla terra pace agli uomini che egli ama” (Lc 2,13-14). Mai la terra è stata così vicina al cielo come nel giorno della nascita di Gesù. L’incarnazione è il “Verbum abbreviatum” come lo designerà il teologo francese Pietro il Cantore. La Parola eterna di Dio (Dabar) si declina nei linguaggi umani in una poliglossia suscitata dallo Spirito. È il “Dio umanato” evocato da Dante nel XXVI canto del Paradiso. Natale è l’incontro di due mendicanti in cerca di Amore: Dio e l’uomo. Dio lascia il cielo per venire incontro all’uomo, a ogni uomo che lo accoglie nel segno umile e provvisorio fatto di “carne”. Per questo sant’Agostino dirà: “Cammina attraverso l’uomo e arriverai a Dio”.
La computer scientist Timnit Gebru ritiene che il software (Large Language Model), su cui sono addestrati i sistemi di IA (Chat GPT,…), utilizza prevalentemente dati rappresentati in internet, che appartengono ai gruppi egemoni nella società (Big Tech) a discapito delle minoranze (n. d. a. maggioranze). Ciò comporta il rischio di rinforzare il punto di vista delle classi egemoni e di creare una dittatura del capitalismo della sorveglianza digitale, che promuove un omologato pensiero unico. L’apprendimento di chatbot è basato su software, che con cadenza mensile esplorano la rete internet. Questo sulla base dei collegamenti tra le pagine costruisce un archivio indicizzato di testi, in cui si privilegia il punto di vista di Wikipedia e del social news californiano Reddit, che raccoglie i forum degli iscritti. Il 46% dei dati esplorati dal surriferito software ha come lingua base l’inglese. Quando un utente di un software di ‘pseudo intelligenza artificiale’ interroga l’algoritmo lo stesso si comporta come un “pappagallo stocastico (probabilistico)”, restituendo come output una verbalizzazione che riflette il pensiero unico delle classi egemoni. Infatti, gran parte dei Big Data su cui si applicano gli algoritmi delle Big Tech sono raccolti e archiviati nella Silicon Valley. In questa luce l’intelligenza artificiale si propone come un progetto omologante che minaccia il processo kenotico del Verbo divino, che s’incarna nei diversi idiomi dell’”umano” e promuove la poliglossia, la diversità e la pluralità.
In tal modo non si rischia di orientare il futuro della specie umana verso il transumanesimo? Possiamo adulterare la condizione della realtà penultima, pre-escatologica dell’umano sarkico, vulnerabile, corruttibile, mortale… che conseguirà solo post mortem il ritorno allo stato edenico? Non stiamo cadendo in un pericoloso immanentismo e panteismo? Riuscirà il progetto transumanista a darci più di quanto la fede in un Dio venuto nella storia ci ha promesso e ha già anticipato con la resurrezione e la glorificazione del ‘nuovo’ e ‘ultimo’ Adamo? Non ritorna forse prepotente e provocante la sfida della scommessa di Pascal? Chi è il vero Dio, il “totem tecnologico” o Gesù, il “Dio umanato”, nato sulla terra più di duemila anni fa?
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