Mark Zuckerberg ha recentemente lanciato Meta AI, una piattaforma basata su modelli linguistici open source Llama e progettata per integrarsi con l’ecosistema di Meta. L’app, già incorporata nei campi di ricerca di Facebook, Instagram e WhatsApp, ha l’obiettivo di diventare il punto di accesso principale per l’IA nella vita quotidiana di miliardi di utenti.
Dietro un’interfaccia simile a quella di ChatGPT, Meta AI nasconde un’infrastruttura che sfrutta i dati personali ottenuti dai profili social per “personalizzare” l’esperienza, alimentando preoccupazioni circa la privacy degli utenti. Secondo diversi esperti come Calli Schroeder (consulente senior dell’Electronic Privacy Information Center, o EPIC) e Reem Suleiman (responsabile dell’advocacy negli Stati Uniti presso la Mozilla Foundation), ogni funzione di personalizzazione si traduce in sorveglianza. Ad esempio, le interazioni con l’app vengono tracciate e associate agli account degli utenti, senza che ci sia la possibilità di attivare modalità private o incognite.
Zuckerberg promuove Meta AI come risposta alla solitudine. La modalità in cui promuove la sua AI ne è l’esempio: invita gli utenti ad immaginare un futuro in cui le persone avranno “15 amici virtuali”, incarnati in avatar fotorealistici, prodotti dai Reality Labs.
L’obiettivo reale, secondo alcuni osservatori, sarebbe quello di andare verso un nuovo paradigma pubblicitario. Sembrerebbe infatti che Zuckerberg voglia promuovere un mondo in cui ogni contenuto, anche le conversazioni personali, diventi terreno fertile per annunci generati dall’IA.
Meta AI rappresenta il tentativo della realizzazione di questa visione di Zuckerberg, che punta a ridefinire la socialità, la comunicazione e la pubblicità. Con quasi un miliardo di utenti attivi ogni mese già oggi, per molti l’app sembra destinata ad imporsi.
Leggi l’articolo completo: Mark Zuckerberg’s surreal new AI app is the future su vox.com.
Immagine generata tramite DALL-E 3. Tutti i diritti sono riservati. Università di Torino (2025).

