Michael I. Jordan, professore all’Università di Berkeley, propone un paradigma innovativo per l’IA, suggerendo di considerarla come un sistema complesso di agenti intelligenti che interagiscono, collaborano e competono, un pò simile a un mercato globale.
Il professore Jordan sostiene che l’IA dovrebbe essere concepita come un insieme di agenti autonomi che si adattano in tempo reale alle condizioni di mercato. Attraverso la “teoria statistica dei contratti”, che fonde elementi della teoria dei giochi con l’apprendimento automatico, Jordan immagina algoritmi come attori in un contratto sociale, capaci di interagire in modo efficace e adattarsi alle incertezze ambientali.
Le potenzialità di questa visione si estendono a diversi settori, dalla logistica alla sanità, dall’ottimizzazione dei processi all’energia. Ad esempio, sembrerebbe che la sua applicazione possa migliorare il processo decisionale nell’adozione di nuovi farmaci o nella distribuzione di energia elettrica.
Jordan enfatizza l’importanza dell’iterazione: gli agenti intelligenti devono imparare l’uno dall’altro in tempo reale, superando il tradizionale approccio basato su una previsione unica. Questa idea implica la creazione di sistemi intelligenti in cui gli agenti si adattano continuamente, influenzando le decisioni sulla base delle informazioni condivise.
Il suo approccio radicale non punta a creare menti artificiali paragonabili a quelle umane, ma a comprendere e progettare relazioni in sistemi complessi. La sua ricerca, che combina teoria economica, statistica ed informatica, mira a sviluppare un’intelligenza “sociale” e “contrattuale”, capace di gestire dinamiche complesse attraverso le interazioni tra più agenti.
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Immagine generata tramite DALL-E 3.

