Sono trapelati alcuni documenti che rivelano che l’Immigration and Customs Enforcement (l’ICE) ha più che triplicato la quantità di dati archiviati nel cloud Azure di Microsoft, in un periodo compreso tra luglio 2025 e gennaio 2026. Sono infatti passati da circa 400 terabyte a quasi 1.400 terabyte.
L’aumento dei dati archiviati nel cloud coincide con una fase di forte espansione dell’ICE. Nello stesso periodo sono cresciuti sia il budget sia il numero di dipendenti. L’agenzia ha assunto un ruolo centrale nella politica di deportazioni di massa promossa dall’amministrazione di Donald Trump.
L’ICE utilizza servizi Azure come, ad esempio, l’archiviazione BLOB, macchine virtuali ad alta potenza e strumenti di IA per analizzare immagini, video e tradurre testi. Non è specificato quali dati siano conservati né se la piattaforma supporti attività di sorveglianza, gestione dei centri di detenzione o voli di espulsione.
Nel 2025 l’ICE ha ricevuto un aumento di bilancio di 75 miliardi di dollari, diventando l’agenzia di polizia più finanziata negli Stati Uniti e investendo in tecnologie di sorveglianza, anche tramite contratti con aziende come Palantir Technologies. Microsoft ha confermato contratti con ICE e con il Dipartimento per la Sicurezza Interna, sostenendo però di non fornire servizi di IA direttamente collegati alle operazioni di controllo dell’immigrazione e di non consentire che la propria tecnologia venga utilizzata per attività di sorveglianza di massa.
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Immagine generata tramite DALL-E 3. Tutti i diritti sono riservati. Università di Torino (06/01/2025).

