Nelle zone rurali dell’India migliaia di donne lavorano come moderatrici di contenuti per le grandi aziende tecnologiche globali. Il loro compito è visionare centinaia di video al giorno per addestrare gli algoritmi di intelligenza artificiale. Vengono chiamate “ghost workers” e circa l’80% proviene da aree rurali o comunità emarginate. Le aziende operano in piccole città dove i costi del lavoro sono bassissimi. Circa 260 sterline al mese per guardare fino a 800 video al giorno, questo ci dice la testimonianza di Monsumi Murmu.
Molte donne accettano per necessità economica. L’offerta arriva come opportunità rara di reddito senza migrare in città, ma le conseguenze psicologiche sono devastanti. Murmu racconta che i primi mesi non riusciva a dormire, le immagini la seguivano nei sogni. Adesso si sente vuota. Gli studi confermano che la moderazione provoca stress cognitivo ed emotivo duraturo. Un rapporto recente ha identificato lo stress traumatico come il rischio principale.
Il supporto è inesistente. Solo due delle otto aziende contattate forniscono assistenza psicologica. Le altre sostengono che il lavoro non richieda cure mentali. Gli accordi di riservatezza impediscono di parlare persino in famiglia. Le leggi indiane non riconoscono il danno psichico come rischio professionale, lasciando queste donne senza difese mentre l’industria dell’IA cresce sulle loro spalle.
Leggi l’articolo completo “ ‘In the end, you feel blank’: India’s female workers watching hours of abusive content to train AI” su The Guardian.
Immagine generata tramite DALL-E 3. Tutti i diritti sono riservati. Università di Torino (21/02/2025).

