L’ascesa della società cinese DeepSeek nell’ambito dell’IA ha suscitato preoccupazione nella Silicon Valley, rivelando la presenza di vulnerabilità nei giganti tecnologici americani. Alcune voci, infatti, come quella dell’investitore Marc Andreessen, esprimono il timore di perdere il predominio tecnologico degli Stati Uniti. Tuttavia, la vera sfida per l’industria tech statunitense potrebbe non derivare unicamente dalla concorrenza estera, ma anche dalla mancanza di un ambiente competitivo interno. DeepSeek, pur non essendo chiaro quanto superi effettivamente i modelli esistenti come ChatGPT, dimostra che l’innovazione non è appannaggio esclusivo delle grandi aziende americane.
La dipendenza da importanti investimenti e risorse da parte delle aziende tecnologiche statunitensi ha reso possibile la crescita delle big tech USA, ma ne ha determinato anche la stagnazione in termini di innovazione rivoluzionaria. Anni di acquisizioni e pratiche monopolistiche hanno ostacolato l’ingresso di nuovi attori nel mercato, limitando la competizione. Difatti, la storia ha già mostrato come l’intervento del governo, attraverso azioni antitrust, abbia contribuito a preservare la dinamicità dell’economia e a stimolare la crescita tecnologica, come nel caso di AT&T, IBM e Microsoft negli anni ’70 e ’90.
Sebbene i monopoli possano portare a progressi graduali, le innovazioni dirompenti nascono spesso da start-up e attori esterni, che non sono legati agli interessi consolidati delle grandi aziende. La competizione, anziché la centralizzazione, sembra essere ciò che stimola il progresso.
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Immagine generata tramite DALL-E 3.

