Il diario digitale tenuto con il chatbot può diventare una prova molto rilevante in tribunale. Questo emerge con forza dal processo Musk contro OpenAI, in corso nel 2026 negli USA, dove il presidente e co-fondatore di OpenAI, Greg Brockman, è stato costretto a leggere in aula estratti dei propri taccuini personali. I diari, tenuti durante gli anni fondativi della società, contengono riflessioni private su denaro, moralità aziendale e rapporti con Elon Musk, ex membro del consiglio di amministrazione. Tra i passaggi più citati, uno in cui Brockman ammette che trasformare la no-profit in una società a scopo di lucro senza il consenso di Musk sarebbe stato “moralmente sbagliato”.
Al centro della disputa legale c’è l’accusa di Musk, secondo cui Altman e Brockman avrebbero violato l’accordo fondativo di OpenAI convertendola in un’entità commerciale. È significativo , però, che un avvocato sentito da Axio -testata giornalistica digitale statunitense- ha anticipato che entro dieci anni il diario digitale “sarà una prova standard in ogni grande contenzioso societario negli USA”. Un’evoluzione che riguarda direttamente i milioni di utenti che ogni giorno usano strumenti come ChatGPT come una sorta di confessionale digitale, condividendo pensieri privati o elaborando decisioni delicate.
Le conversazioni con i chatbot non sono protette come quelle con uno psicologo o un avvocato. Secondo una ricerca della Stanford University, la maggior parte delle chat con IA non è privata e può essere conservata a tempo indeterminato o condivisa con terzi. “Your AI chatbot is not a shrink – it’s a snitch.” Il tuo chatbot non è uno psicologo, è una spia.
Leggi l’articolo completo “Beware what you tell your AI chatbot. It’s not a shrink – it’s a snitch” su The Guardian.
Immagine generata tramite DALL-E 3. Tutti i diritti sono riservati. Università di Torino (19/05/2025).

