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Magazine Intelligenza Artificiale: l'IA è più di quello che appare

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Musk, xAI accusata: Grok avrebbe generato nuovo materiale pedopornografico

uno smartphone su sfondo astratto con la scritta Grok sullo schermo

Una donna sopravvissuta ad abusi sessuali subiti da bambina ha citato in giudizio xAI, l’azienda di Elon Musk, sostenendo che il chatbot Grok abbia usato immagini reali del suo abuso per generare nuovo materiale pedopornografico che la raffigura. La causa, depositata in California, parla di “migliaia” di potenziali vittime coinvolte nella class action.

Ciò che rende questo caso diverso dagli altri è l’uso di materiale già esistente e “tracciato“: grazie a un’impronta digitale (hash) applicata dalle organizzazioni per la protezione dell’infanzia, è stato possibile collegare le immagini generate dall’IA a una vittima reale, identificabile e ancora in vita. Musk aveva negato a gennaio che Grok producesse immagini di minori nudi, ma nel frattempo la sua azienda ha fatto causa a due utenti accusati proprio di questo. Molte delle vicende risalgono a un periodo in cui i controlli sul chatbot erano deboli, permettendo la generazione di milioni di immagini sessualizzate in poche settimane.

Gli avvocati sottolineano il vero rischio: prima le vittime di CSAM sapevano che il materiale che le riguardava era “finito”. Con l’IA generativa, quel limite scompare: si possono creare all’infinito nuove immagini, nuovi scenari di abuso, riaprendo continuamente il trauma. A questa affermazione xAI e SpaceX non hanno commentato.

Leggi l’articolo completo Child sexual abuse survivor alleges Elon Musk’s AI chatbot used photos of her to generate new illegal images su The Guardian.

Immagine generata tramite DALL-E 3. Tutti i diritti sono riservati. Università di Torino (12/07/2025).

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