Neuralink ha recentemente assunto un alto funzionario proveniente dall’ufficio della Food and Drug Administration che supervisiona l’azienda, una mossa che ha sorpreso, impressionato e allo stesso tempo irritato i concorrenti nel settore emergente delle interfacce cervello-computer.
L’episodio ha riacceso un dibattito ormai datato, ovvero quale sia il vero obiettivo di Neuralink. Sostenere le persone con disabilità a riconquistare autonomia, sviluppare dispositivi di consumo per videogiochi, o creare tecnologie per mitigare i rischi di una futura intelligenza artificiale superiore a quella umana?
Il quadro che emerge non è semplice da interpretare. I discorsi pubblici dei dirigenti sulla simbiosi uomo-macchina e sulla sicurezza degli impianti umani contrastano con il lavoro clinico dell’azienda, volto a permettere a pazienti con SLA o quadriplegia di controllare un computer con la mente. Secondo alcune interviste con i pazienti, investitori ed esperti, questa ambivalenza rischia di rallentare l’approvazione delle interfacce cervello-computer come dispositivi medici e di limitarne il rimborso da parte delle assicurazioni sanitarie.
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Immagine generata tramite DALL-E 3. Tutti i diritti sono riservati. Università di Torino (27/01/2025).

