Uno studio congiunto tra l’Università di Pittsburgh e l’Università di Chicago e pubblicato su Nature Communications, ha compiuto un passo avanti nello sviluppo di interfacce cervello-computer (BCI), più nello specifico di quelle in grado di restituire il senso del tatto a persone con paralisi.
Per la prima volta, i partecipanti hanno potuto modulare attivamente i parametri della stimolazione elettrica corticale, generando percezioni tattili distinte e soggettivamente significative.
Attraverso questo approccio, è stato possibile percepire in modo differenziato superfici virtuali, come il pelo di un gatto o la durezza di una chiave, superando il limite dei precedenti esperimenti, dove le sensazioni artificiali erano indistinte e poco informative. Il tasso di riconoscimento corretto degli oggetti tramite stimolazione cerebrale ammonta al 35%. Si tratta di un risultato modesto in termini assoluti, ma rilevante considerando l’assenza di input visivi o motori.
La ricerca apre la strada a neuroprotesi tattili più realistiche, personalizzabili e integrate con l’esperienza sensoriale individuale. L’obiettivo, ancora lontano, è un arto artificiale dotato di un sistema di feedback che consenta interazioni naturali con l’ambiente e migliori l’efficacia funzionale complessiva della BCI.
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