L’Intelligenza Artificiale non è solo una questione tecnologica: è un banco di prova per la nostra capacità di pensare il bene, la giustizia e il senso dell’agire umano. Nel saggio Per una econom-IA etica, Nicola Rotundo affronta queste sfide con un impianto teologico-morale che dialoga con grandi autori della filosofia europea. Il volume propone una lettura critica della tecnica e del mercato, e invita a ripensare l’economia e l’IA alla luce di una visione antropologica cristiana.
1. Introduzione: un saggio di teologia che interpella la filosofia
Per una econom-IA etica di Nicola Rotundo è un volume di impianto teologico-morale che affronta con acume temi classici della filosofia: il fondamento dell’etica, il rapporto fra libertà e verità, la funzione della tecnica e il senso dell’economia. Rotundo parte da una constatazione radicale: l’Occidente vive una “permacrisi” – neologismo che indica una condizione di crisi permanente – che investe dimensioni spirituali, politiche e socio-economiche.
A suo avviso, la causa prima risiede nella dissoluzione del fondamento ontologico della morale, iniziata con la secolarizzazione moderna e aggravata dalla tecnicizzazione del vivere, che ha eroso il senso dei fini. La sua analisi non si limita a considerazioni sociologiche: propone un percorso in cui antropologia, critica culturale e dottrina sociale si intrecciano, recuperando la tradizione cristiana e dialogando con autori che hanno segnato il pensiero europeo.
2. Crisi della civiltà e nichilismo: Huizinga – de Lubac – V. Possenti
Rotundo apre con una genealogia culturale della crisi, richiamando Johan Huizinga, che già ne La crisi della civiltà (1935) denunciava un “deserto spirituale” e l’erosione della distinzione fra bene e male. Questa diagnosi, elaborata in un contesto pre-bellico, trova oggi conferma nell’indebolimento della coscienza morale e nella sostituzione di criteri etici con logiche puramente funzionali.
Segue il riferimento a Henri de Lubac, per il quale l’ateismo moderno è un “dramma” storico: non mera negazione teorica, ma processo di svuotamento della persona. La citazione dostoevskiana – “Se Dio muore, tutto è permesso” – diventa per Rotundo il simbolo di un’antropologia amputata del suo fondamento trascendente.
La cornice filosofica è offerta da Vittorio Possenti, che definisce il nichilismo come dissoluzione del fondamento, negazione della finalità, riduzione del soggetto a funzione e svalutazione dei valori. Rotundo accoglie questa struttura, ma vi innesta una chiave teologica: la perdita di fondamento non è solo crisi della ragione, ma rifiuto del Logos incarnato, che sottrae alla razionalità il suo principio ordinatore.
3. Laicizzazione della morale e soggettivismo etico: Kant – Hume – J. S. Mill
Nel primo capitolo, Rotundo esamina la laicizzazione della morale.
- Kant viene riconosciuto per aver fondato l’autonomia della ragione pratica, ma criticato per aver scollegato la legge morale dalla metafisica, riducendola a struttura formale.
- Con Hume e Mill, l’etica si fa empirista e utilitarista: la virtù diventa o emozione soggettiva o calcolo delle utilità.
Il risultato è un’etica instabile, priva di riferimento a verità oggettive, che lascia spazio a decisioni dettate dal mercato o dalla mera procedura. Rotundo denuncia il rischio di “indifferenza mascherata da neutralità” e propone di tornare a una morale oggettiva, fondata sulla natura razionale e relazionale dell’uomo, aperta al trascendente e quindi capace di orientare stabilmente la vita pubblica.
4. Tecnica, potenza e alienazione: Guardini
L’analisi della tecnica costituisce uno dei passaggi più attuali del volume. Con Romano Guardini (La fine dell’epoca moderna, 1950), Rotundo mette in luce l’“inversione dei poli”: la tecnica, nata come strumento, diventa fine; l’uomo, nato come fine, diventa mezzo. L’Intelligenza Artificiale rappresenta il vertice di questa dinamica: promette efficienza, ma rischia di ridurre la persona a un fascio di dati.
L’autore non propone un rifiuto della tecnica, ma una sua sottomissione all’etica. Tre sono i principi regolativi:
- Primato della persona, per evitare ogni riduzionismo funzionale;
- Finalità sociale, affinché l’innovazione promuova giustizia e inclusione;
- Sorveglianza morale, ossia la presenza di criteri oggettivi di bene.
- Questo approccio si oppone alla neutralità tecnologica e richiama la responsabilità morale come elemento insostituibile dell’agire umano.

5. Economia ed etica: Sorokin – Dottrina sociale della Chiesa
Il capitolo sull’economia è forse il più innovativo, sul piano filosofico-morale. Rotundo rifiuta l’idea dell’homo oeconomicus come massimizzatore di utilità e, richiamandosi a Pitirim Sorokin, mostra che la libertà non può essere confusa con l’illimitata espansione dei desideri: quando questi superano la capacità reale di soddisfarli, la libertà implode in brama e frustrazione.
Seguendo la tradizione della Dottrina sociale della Chiesa, da Rerum Novarum a Caritas in veritate, propone una economia del dono e della giustizia: la ricchezza è un mezzo, non un fine; la redistribuzione non è perdita ma investimento nel bene comune. In questa prospettiva, l’agire economico si riconfigura come “atto di carità pensata”, capace di integrare efficienza e solidarietà.
6. Sintesi antropologica e valenza filosofica
Nei capitoli conclusivi, Rotundo applica i principi biblici di giustizia alla tecnologia e all’economia, sottolineando che la Legge morale rivelata non limita la libertà, ma ne costituisce la condizione di pienezza. Propone un nuovo umanesimo su tre pilastri:
- Verità dell’uomo – la persona è più di una funzione o di un algoritmo;
- Bene comune – l’economia e la politica devono essere orientate da finalità trascendenti;
- Bellezza morale – evocata dalla citazione dostoevskiana e identificata con Cristo, “bellezza che salva”.
Dal punto di vista filosofico, l’opera mostra come l’etica, priva di radici metafisiche e teologiche, sia destinata a dissolversi in mero procedimento o sentimento. Il testo dialoga con il tomismo, il personalismo e la tradizione del pensiero sociale cattolico, ma apre anche spazi di confronto con un pubblico laico, argomentando razionalmente la centralità della persona rispetto alla tecnica e al mercato.
Conclusione
Per una econom-IA etica delinea un’etica pubblica forte, concepita per affrontare le sfide della tecnica e del mercato senza cedere a nostalgie antimoderne. Secondo Rotundo, la via d’uscita dalla “permacrisi” richiede il recupero di un’antropologia relazionale, finalistica e trascendente.
Così impostato, il saggio si propone come un contributo rilevante al dibattito contemporaneo, di interesse non solo per i teologi morali, ma anche per quanti vogliano confrontarsi con le questioni fondamentali del senso e della responsabilità dell’agire umano.
Immagine generata tramite ChatGPT. Tutti i diritti sono riservati. Università di Torino (2025).

