Il panorama pornografico attuale è caratterizzato da contenuti inquietanti come episodi di incesto, strangolamento, coercizione e violenza, promossi da algoritmi che massimizzano profitti. La recente revisione indipendente guidata da Gabby Bertin, la più importante in 40 anni, condanna questa situazione e l’inazione dei governi.
Contrariamente alle aspettative, l’approccio non interventista ha soppresso le libertà sessuali. Difatti, le nostre preferenze, lungi dall’essere libere da vincoli, sono manipolate da algoritmi che privilegiano contenuti scioccanti, mentre i nostri dati vengono estratti senza consenso (il 93% dei siti pornografici condivide dati con terze parti). Ad aggravare questo quadro, una revisione del 2020 ha dimostrato che gli algoritmi non solo riproducono, ma producono anche atteggiamenti razzisti e sessisti.
Pertanto, la raccomandazione chiave di Bertin è stabilire parità tra regolamentazione online e offline. Si propone che le piattaforme adottino misure di sicurezza obbligatorie, in modo che contenuti ritraenti scene di incesto e strangolamento diventino illegali, e che il Ministero dell’Interno coordini la politica sulla pornografia.
Un ulteriore punto centrale del rapporto in questione menziona la verifica dell’età a livello di dispositivo. Quest’opzione dividerebbe, infatti, la responsabilità tra le piattaforme, che devono introdurre misure più stringenti, con i genitori. Questo, nonostante non sia un sistema sicuro, è di gran lunga preferito dall’industria pornografica perché impatta meno sul traffico dei dati.
Nonostante già nel 2013, David Cameron dichiarava: “ciò che non puoi ottenere in un negozio, non dovresti poterlo ottenere online”. Dodici anni dopo, la raccomandazione di Bertin è identica: rendere illegali online i contenuti pornografici già illegali in formato fisico. È necessario, dunque, che il governo non solo sappia cosa va fatto, ma è necessaria anche un’azione adeguata.
Leggi l’articolo completo Porn isn’t just a reflection of our deciders – it shapes them, putting women and girls at risk su The Guardian.
Immagine generata tramite DALL-E.

