Nei periodi in cui si sono verificati rapidi cambiamenti tecnologici, il problema non è mai stato la capacità di fare previsioni errate, lo è stato invece il fatto di concentrarsi su questioni poco rilevanti.
Benedict Evans riflette sulla figura del nonno, Will Jenkins, che nel 1909 costruì un aliante, sottolineando la distanza tra la realtà attuale e le aspettative future, che spesso vengono delineate dalla fantascienza della propria epoca. Infatti, la storia di Jenkins, che ha anticipato innovazioni come le reti informatiche e la realtà virtuale, evidenzia come le visioni di un’epoca possano limitare la comprensione di futuri sviluppi.
Un’analisi di uno studio RAND del 1964 mostra che, sebbene alcune previsioni si siano rivelate corrette, molte si sono dimostrate sbagliate, specialmente riguardo all’ordine di realizzazione delle tecnologie. Ad esempio, la medicina automatizzata e la robotica sono arrivate prima della diffusione di internet e dei computer personali. Ciò indica una mancanza di comprensione delle piattaforme informatiche come motori di innovazione.
In un rapporto del 1990, viene osservato come il focus sui circuiti telefonici abbia portato a previsioni errate sull’evoluzione delle comunicazioni, ignorando il potenziale di internet.
Attualmente, la sfida sembra essere quella di comprendere quali domande fondamentali non vengono poste mentre si esplora il futuro della tecnologia, suggerendo che le aspettative innovative potrebbero sorgere da contesti completamente diversi da quelli attuali.
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