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Magazine Intelligenza Artificiale: l'IA è più di quello che appare

Magazine Intelligenza Artificiale: l'IA è più di quello che appare

Project Genie di Google crea mondi 3D interattivi con l’IA

Immagine pixelata di due personaggi di Videogiochi in stile Minecraft. Colori azzurrini e blu.

Project Genie di Google è il nuovo modello di intelligenza artificiale generativa basato su “world models” sperimentale di DeepMind. Questa IA consente agli utenti di generare mondi 3D interattivi a partire da prompt testuali o visivi, nonostante le capacità attuali sono ancora limitate. Gli utenti possono esplorare gli ambienti generati dall’IA per 60 secondi, muovendosi con comandi di base, mentre la grafica gira a 720p e 24fps. Alcuni mondi predefiniti, come “Rollerball” o “Backyard Racetrack”, offrono interazioni minime e problemi di input o glitch ne riducono l’affidabilità.

La potenza generativa dell’IA ha spinto a lanciarsi in esperimenti di franchise con videogiochi riconoscibili, producendo versioni preliminari di Super Mario 64, Metroid Prime e The Legend of Zelda: Breath of the Wild. Il risultato è stato definito divertente, ma questi mondi mancano di obiettivi o di interattività sostenuta. Inoltre, Google ha poi limitato la generazione di contenuti legati a proprietà intellettuali note. 

Google presenta Genie come prototipo di ricerca per esplorare nuovi casi d’uso, inclusa la visualizzazione per educazione, cinema o robotica. Nonostante miglioramenti rispetto ai precedenti modelli di mondi AI, la piattaforma non è ancora adatta a sessioni di gioco prolungate o esperienze interattive affidabili. Problemi come ritardo nei comandi, durata breve delle sessioni e incoerenza nel rendering dei mondi confermano che gli ambienti 3D generati dall’IA restano sperimentali, ancora lontani dalla qualità dei videogiochi tradizionali.

Leggi l’articolo completo: Google’s AI helped me make bad Nintendo knockoffs su theverge.com

Immagine generata tramite DALL-E 3. Tutti i diritti sono riservati. Università di Torino (03/12/2024).

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