Negli Stati Uniti le comunità locali stanno ottenendo importanti vittorie contro la costruzione di nuovi data center ad alto consumo energetico, un tema che ha trovato consenso da parte di entrambe le forze politiche a livello locale. Le proteste hanno portato allo stop e al rinvio di decine di progetti, per un valore complessivo di circa 98 miliardi di dollari nel solo secondo trimestre del 2025.
L’opposizione è cresciuta in parallelo all’aumento dei progetti, soprattutto nelle località principali come Virginia, Chicago, Atlanta e Phoenix. I data center si sa, sono indispensabili per l’IA e richiedono grandi quantità di energia e acqua. Un rack di server ad alta densità può consumare quanto 80-100 abitazioni e la domanda complessiva di elettricità per questi impianti è destinata a crescere del 22% entro fine anno.
Tra progetti i progetti annullati grazie alle proteste figura anche quello di Google in Indiana. Le altre strutture, tra cui i data center xAI a Memphis e quello di Meta in Louisiana, continuano a far fronte a resistenze legali e comunitarie. Il tema dei costi energetici ha inciso anche sulle recenti elezioni, favorendo candidati che hanno promesso maggiore equità nell’accesso all’elettricità.
Stati come Virginia, Maryland e Minnesota stanno limitando incentivi fiscali e sconti energetici per i data center, mentre oltre 230 gruppi ambientalisti e sanitari chiedono una moratoria nazionale.
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Immagine generata tramite DALL-E 3. Tutti i diritti sono riservati. Università di Torino (13/12/2024).

