In un recente studio un modello di IA-ECG ha predetto lo sviluppo della ipertensione arteriosa con anni di anticipo.
Lo studio, effettuato dall’Imperial College di Londra, ha addestrato l’algoritmo di intelligenza artificiale applicata all’elettrocardiogramma (IA-ECG) AIRE-HTN (AI-ECG risk estimator to predict incident hypertension) su un data-set di oltre un milione di ECG per un totale di oltre 250.000 pazienti. Il sistema è stato in grado di predire la nuova insorgenza di ipertensione con un C-index di 0,70. Tale capacità predittiva era estesa anche agli individui senza segni evidenti di danno cardiaco, in particolare l’ipertrofia ventricolare sinistra, e ai soggetti con ECG normale. Inoltre l’algoritmo è risultato predittore indipendente di morte cardiovascolare e in grado di stratificare il rischio di scompenso cardiaco, infarto miocardico, ictus ischemico e malattia renale cronica, indipendentemente dai fattori di rischio tradizionali.
Secondo gli autori i risultati dello studio potrebbero avere implicazioni significative per la pratica clinica. Se l’efficacia del modello di IA venisse confermata in ulteriori ricerche per validare il modello in contesti clinici più ampi e diversificati, l’AI-ECG potrebbe diventare parte integrante dei controlli di routine, consentendo la diagnosi precoce e individuando i soggetti ad alto rischio prima dello sviluppo di danno d’organo o patologia conclamata[1].

Commento
La predizione di una condizione che nella maggior parte dei casi è un fattore di rischio evoca il fenomeno del disease mongering (commercio di malattie), forma di medicalizzazione tesa ad aumentare il numero di malattie e malati allo scopo di allargare il mercato della salute. Tale commercio è esteso alle problematiche della vita e della morte, alle emozioni, alla sessualità. Il marketing enfatizza i rischi di malattia, i pericoli per la salute e specularmente elenca i potenziali benefici delle cure mediche, le possibilità di intervento, per rassicurare chi nel frattempo è stato trasformato in malato e quindi in consumatore. I diritti di salute sono subordinati a quelli economici e si evidenzia una tendenza sempre maggiore a ridurre il progetto salute ad opzione, riferimento da enunciare, senza impegni da mantenere effettivamente.
Il connubio tra business e medicina non è peraltro recente, una lucida descrizione delle dinamiche con cui il mercato colonizza massicciamente l’ambito della salute è presente ad esempio nel fondamentale Nemesi Medica di I. Illich, dove viene descritta la paradossale nocività del sistema medico: “Il concetto di morbosità si è esteso fino ad abbracciare i rischi prognosticati. Dopo la cura delle malattie, anche la cura della salute è diventata una merce… ci si tramuta in pazienti senza essere malati”[2].
Un tempo valeva la regola Medicus non accedat nisi vocatur (il medico non varchi la soglia se non è chiamato): il paziente, in base alla sintomatologia avvertita, decideva di recarsi dal medico. Oggi è il medico che stabilisce chi deve curarsi, indipendentemente dalla soggettività delle persone, in un passaggio sempre più sfumato dalla clinica alla preclinica, dalla cura del malato alla cura del sano. Qualcuno si è chiesto se il sano non è in fondo soltanto “uno che non ha fatto abbastanza esami”[3].
Il disease mongering ha molto successo, oltre che per la potente alleanza fra industrie, medici e organizzazioni di pazienti, per una serie di motivi, ad esempio perché fa leva sulla necessità delle persone di conformarsi a modelli idealizzati di apparenza e comportamento e perché fornisce risposte alla paura atavica di soffrire e morire.La medicalizzazione inoltre è diventata il principale strumento per l’attribuzione di senso e riconoscimento sociale a fenomeni quali l’ansia, l’insoddisfazione, il disagio del vivere. Non va pertanto considerata un fenomeno costrittivo, etero-imposto, ma il frutto di un meccanismo selettivo, basato sui bisogni fondamentali della nostra esistenza. Si assiste ad una sempre maggiore espropriazione delle percezioni: il paziente, che dovrebbe essere l’esperto di se stesso, in realtà spesso non si identifica in tale ruolo. La conoscenza di sé sta diventando vera solo in quanto scientifica. Gli accertamenti, anziché strumento di conoscenza, sono divenuti oggetti di conoscenza “in sé”, rischiando di perdere il loro significato originale[4].
Nel caso della predizione della ipertensione, “rischio di un fattore di rischio”, il paziente viene considerato (e quindi si considera) portatore di una condizione che cambia la sua vita, anche se le indicazioni che può ricevere sono in pratica le abituali raccomandazioni comportamentali indicate per tutti gli individui.
Lo studio in esame ci esorta a riflettere come le enormi potenzialità della IA devono essere modulate dal buon senso, soprattutto da una visione orientata al paziente, altrimenti si rischia di accentuare l’attuale cultura medicalizzante che, enfatizzando i rischi di malattia, i pericoli per la salute trasforma i sani in malati e soprattutto consumatori.
Immagini generate tramite ChatGPT. Tutti i diritti sono riservati. Università di Torino (2025).
[1] Sau A, Barker J, Pastika L, et al. Artificial Intelligence–Enhanced Electrocardiography for Prediction of Incident Hypertension. JAMA Cardiol. Published online January 02, 2025. doi:10.1001/jamacardio.2024.4796
[2] Illich I. Nemesi Medica – L’espropriazione della salute. 1977
[3] Smith R, Medicalisation: An illness of medical journals? BMJ. 2002;324(7342): 864–865. doi:10.1136/bmj.324.7342.864
[4] Tombesi M. Comunicazione personale

