In un’epoca in cui l’IA viene particolarmente apprezzata e, sempre più spesso, citata come fonte di salvezza, il concetto stesso di salvezza merita una riflessione critica. Ultimamente capita spesso di leggere descrizioni dell’IA che ricordano quelle di un dio, evidenziando come l’umanità abbia da sempre cercato figure salvifiche, da leader spirituali a innovazioni tecnologiche.
Tuttavia, tematiche come il riscaldamento globale, il razzismo e la fame richiedono azioni umane concrete piuttosto che interventi tecnologici. L’IA non è intrinsecamente superiore all’intelligenza umana e, in molti casi, la sua funzione è quella di assistere persone nel compito di monitorare le macchine, spesso senza un vero valore aggiunto.
Inoltre, sempi di applicazioni di IA, come i negozi senza cassiere di Amazon, rivelano che dietro l’apparente innovazione si nascondono semplici operazioni umane. Allo stesso modo, gli “assistenti intelligenti” di piattaforme come Facebook si rivelano incapaci di affrontare questioni complesse senza il supporto di operatori umani. Il rischio è che il richiamo all’IA come salvatore possa distogliere l’attenzione dalla responsabilità individuale e collettiva nel risolvere le sfide più urgenti della società.
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Immagine generata tramite DALL-E 3.

