L’ingresso dei robot umanoidi nei contesti lavorativi richiede nuove norme di sicurezza industriali. La criticità principale riguarda la stabilità dinamica: questi dispositivi necessitano di energia continua per restare in equilibrio sulle gambe. Interrompere l’alimentazione con un arresto d’emergenza ne provoca il crollo immediato. Con strutture da oltre sessanta chilogrammi, una caduta improvvisa genera seri pericoli di impatto, rendendo necessari sistemi di disattivazione graduale.
Gli enti IEEE e ISO propongono di classificare i macchinari in base alle capacità operative piuttosto che sull’aspetto fisico, valutando di abbandonare il termine “umanoide”. Le forme umane generano infatti rischi psicosociali. Gli operatori tendono ad antropomorfizzare il robot, sviluppando aspettative irrealistiche e riducendo l’attenzione sulla sicurezza. Valutazioni comportamentali chiare aiutano a prevenire disattenzioni e perdita di fiducia.
Per condividere gli spazi con le persone, i robot dovranno inoltre comunicare le proprie intenzioni con segnali visivi e sonori efficaci. Standard minimi e condivisi consentiranno a queste macchine di operare in sicurezza.
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Immagine generata tramite DALL-E 3. Tutti i diritti sono riservati. Università di Torino (09/09/2025).

