Anche la Cina, così come la Corea, il Giappone, l’India, ma un po’ come diversi altri stati del mondo, punta sull’IA per rafforzare la propria indipendenza tecnologica e competitività economica. Recentemente, il premier Li Qiang ha annunciato maggiori investimenti in modelli AI su larga scala oltre che in hardware AI.
Infatti, il massimo organo di pianificazione economica ha confermato l’obiettivo di costruire un sistema di modelli open-source e di potenziare la capacità di calcolo oltre che la gestione dei dati. La strategia si inserisce in un contesto di restrizioni sempre più rigide da parte di Washington sull’accesso ai chip e ai modelli di IA statunitensi.
L’IA, ormai è chiaro, è diventata un nuovo campo di scontro (se non il principale) tra le due potenze, con aziende cinesi quali DeepSeek e Alibaba che competono direttamente con OpenAI e Google. Il mese scorso, il presidente Xi Jinping ha incontrato alcuni tra i principali imprenditori del settore, ribadendo la necessità di uno sviluppo tecnologico guidato dal “senso del dovere nazionale”.
Parallelamente, Pechino ha annunciato iniziative per promuovere l’adozione di architetture open-source nella progettazione di semiconduttori, con l’obiettivo di ridurre la dipendenza dalla tecnologia statunitense, come da Intel e Arm, e costruire un ecosistema basato su RISC-V.
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Immagine generata tramite DALL-E 3, 2025.

