In mezzo a tutto questo spam generato da bot e IA su Facebook, molti si chiedono se si tratti di un sintomo dell’Internet morto, dove bot parlano con bot attraverso algoritmi di raccomandazione, piuttosto che di una vera interazione umana.
Facebook, oggi, potrebbe non essere semplicemente l’internet morto, ma un’internet zombie, dove si mescolano bot, esseri umani e account ormai inattivi, magari di persone decedute. Il giornalista Jason Koebler ha speso mesi a indagare sullo spam di IA su Facebook, monitorando il comportamento degli utenti e analizzando il contenuto virale generato dall’IA. La sua ricerca ha rivelato che il 30% dei post su Facebook è ormai consegnato da un sistema di raccomandazione AI, e il suo feed personale è stato rapidamente sommerso da spam di IA dopo aver iniziato ad interagire con esso. Questo suggerisce che l’algoritmo di Facebook favorisca attivamente il contenuto generato dall’IA.
Koebler ha esaminato i profili delle persone che commentano le immagini AI e ha trovato una varietà di comportamenti. Alcuni sembrano essere account umani veri e propri, altri sembrano essere bot o account inattivi. Infatti, lo spam di IA non può essere spiegato solo dai bot, infatti sono molte le persone reali che interagiscono con contenuti generati dall’IA senza rendersi conto che non sono reali.
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