I discorsi che ruotano attorno all’IA e alla medicina sembrano promettere importanti scoperte di farmaci, rendendo più rapide ed economiche le prime fasi di sviluppo.
In effetti, l’uso dell’IA potrebbe accelerare il lavoro che precede la presentazione dei brevetti, offrendo un vantaggio significativo rispetto ai metodi tradizionali. Tuttavia, un’analisi dei brevetti relativi a molecole sviluppate con il supporto dell’IA evidenzia un fenomeno preoccupante. Secondo questa analisi, i cosiddetti sviluppatori “nativi dell’IA” tenderebbero a brevettare composti con meno dati concreti di test in vivo, cioè con meno prove reali sugli effetti delle molecole. Questo approccio potrebbe amplificare un problema già noto nella ricerca farmaceutica tradizionale, per cui spesso i brevetti vengono depositati su composti poco testati, rallentando di fatto il progresso scientifico.
Emerge quindi la necessità di ripensare le regole per la concessione dei brevetti, promuovendo una maggiore trasparenza e l’obbligo di fornire evidenze più solide prima di ottenere protezioni legali.
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