Verificare chi si nasconde dietro un profilo non è più una scelta lasciata alla buona volontà degli utenti. Con Face Check, Tinder impone il riconoscimento facciale come passaggio obbligato per iscriversi alla piattaforma. Il sistema di Match Group era già attivo in Colombia, Canada, Australia, India e nel Sud-Est asiatico, ma ora diventa vincolante in California e altri sette paesi. Il meccanismo è semplice: registri il video, l’algoritmo verifica la corrispondenza con le foto del profilo e ottieni il badge “Photo Verified”. Il sistema blocca anche chi usa lo stesso volto su più account.
I dati mostrano risultati evidenti. Dove Face Check è attivo, le segnalazioni di profili falsi sono calate del 40% e l’esposizione a truffatori del 60%. Spencer Rascoff, CEO di Match Group, parla di investimento a lungo termine, mentre Yoel Roth, responsabile Trust & Safety, lo definisce il sistema più efficace visto in quindici anni di carriera. Nessun’altra app di dating aveva mai imposto un controllo simile in fase di registrazione. Dietro questi numeri rassicuranti, però, si nasconde la questione sui dati biometrici.
I video vengono cancellati dopo la verifica, ma resta una mappa facciale e un vettore criptati per tutta la durata dell’account. Tinder assicura che non possono ricostruire il volto né vengono venduti a terzi, ma rimangono sui server Amazon Web Services. Solo fornitori autorizzati possono accedervi per problemi tecnici. Alla cancellazione del profilo, i dati vengono eliminati, anche se due immagini restano archiviate per 90 giorni, o un anno se l’account è bannato. Dove Face Check è obbligatorio, disattivarlo significa abbandonare Tinder.
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Immagine generata tramite DALL-E 3. Tutti i diritti sono riservati. Università di Torino (27/10/2025).

