Il tribunale di Hangzhou, in Cina, ha stabilito che le aziende non possono licenziare dipendenti al solo scopo di sostituirli con sistemi di IA. Il caso riguarda un lavoratore di una società tecnologica dell’est della Cina, licenziato dopo aver rifiutato una retrocessione legata all’automazione del suo ruolo. L’azienda gli aveva imposto un demansionamento accompagnato da un taglio salariale del 40% e, di fronte al suo rifiuto, lo aveva licenziato invocando riduzioni di personale legate all’IA. Il tribunale ha giudicato illegittima la risoluzione del contratto e confermato un risarcimento.
Il tribunale ha stabilito che il licenziamento non rientrava nelle condizioni previste dalla legge cinese, ovvero difficoltà economiche o impossibilità di proseguire il rapporto di lavoro. Anche riduzioni salariali o tagli unilaterali motivati dal progresso tecnologico sono stati giudicati illegittimi. La decisione consolida un precedente stabilito nel dicembre 2025, quando un’altra sentenza aveva escluso che l’adozione dell’IA giustificasse la risoluzione del contratto di un dipendente di una società di mappatura.
Come sottolinea Fortune, la sentenza arriva in uno scenario di tensione tra due priorità della politica economica cinese: l’accelerazione nell’adozione dell’IA, sostenuta dallo Stato come leva di competitività globale, e la stabilità del mercato del lavoro, considerata una priorità dal Partito Comunista nell’attuale contesto di rallentamento della crescita e aumento della disoccupazione giovanile.
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Immagine generata tramite DALL-E. Tutti i diritti sono riservati. Università di Torino (02/02/2025).

