L’uso dell’IA nella sorveglianza dei social media da parte del Dipartimento per la Sicurezza Interna (DHS) ha suscitato forti preoccupazioni per i rischi che riguardano la sorveglianza di massa e falsi arresti. Ad esempio, ci sono già alcuni casi in cui dei post online sono stati usati come prove d’arresto, come quello che riguarda l’attivista palestinese Mahmoud Khalil, il caso del ricercatore Badar Khan Suri, o ancora quello di Jerce Reyes Barrios, presunto membro di una gang. Il governo, però, non ha mai chiarito quali strumenti abbia impiegato per il monitoraggio.
Dai registri pubblici emergono almeno quattro contratti tra il DHS e società di monitoraggio: Fivecast (2,7 milioni di dollari), Penlink (940.000 dollari), Cobwebs Technologies (3,3 milioni, poi acquisita da Penlink) e Whooster (1 milione). Tutte promuovono l’uso dell’IA per analizzare grandi volumi di dati, con funzioni come analisi delle emozioni e chatbot intelligenti. Tra queste, solo Penlink ha risposto a una richiesta di chiarimenti, specificando che il suo strumento serve ad analizzare dati già raccolti.
Parallelamente, l’amministrazione Trump ha anche deciso di concentrarsi meno sui crimini legati alle criptovalute, per canalizzare maggiormente l’attenzione su questioni quali le frodi finanziarie e reati penali quali terrorismo e traffico di droga.
Parallelamente, a Capitol Hill è stato approvato alla Camera il TAKE IT DOWN Act. Si tratta di un disegno di legge accettato da entrambe le parti politiche contro i deepfake pornografici non consensuali. Con il sostegno di Melania Trump, la misura punta a rafforzare la responsabilità delle piattaforme nell’era dell’IA.
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