Deezer ha lanciato un rilevatore gratuito capace di analizzare le playlist di Spotify, Apple Music e altri venti servizi, per identificare i brani generati dall’intelligenza artificiale. Il problema non è l’IA in sé, ma il suo uso fraudolento: bot e click farm caricano migliaia di tracce sintetiche per sottrarre royalty agli artisti veri.
I numeri parlano chiaro: a giugno 2026 Deezer riceveva 75.000 brani IA al giorno, il 44% di tutti gli upload. L’85% di quegli ascolti risultava fraudolento. Eppure il 97% delle persone non riesce a distinguere una traccia sintetica da una umana. Lo strumento è semplice: basta collegare il proprio account, importare una playlist e attendere pochi secondi. Il risultato, però, mostra solo la percentuale di contenuti sospetti, senza identificare i singoli brani.
La posta in gioco è alta. La CISAC stima che entro il 2028 l’IA non regolamentata potrebbe erodere fino al 24% dei ricavi dei musicisti, circa 4 miliardi di euro l’anno. In Italia, dove il mercato discografico vale 513 milioni e cresce da otto anni consecutivi, il rischio è concreto. Per questo motivo, Fimi e SIAE stanno lavorando a nuove regole, mentre la legge 132/2025 tutela già le opere create con l’ausilio dell’IA, purché frutto di un autentico apporto creativo umano.
Leggi l’articolo completo Quanta musica generata dall’IA c’è nella tua playlist? Deezer offre il suo rilevatore per scoprirlo su la Repubblica.
Immagine generata tramite DALL-E 3. Tutti i diritti sono riservati. Università di Torino (16/06/2026).

