Migliaia di autisti Uber in Europa hanno deciso di dire basta. Da Regno Unito, Paesi Bassi e altri paesi, si sono uniti in un’azione legale collettiva contro il colosso del ride-hailing, accusandolo di usare un algoritmo “senz’anima” per decidere quanto pagarli — e di farlo violando le leggi europee sulla privacy.
Al centro della causa, depositata ad Amsterdam, c’è un sistema di IA che imparerebbe le abitudini di ogni autista per offrirgli tariffe sempre più basse, appena sopra la soglia che è disposto ad accettare. Due autisti raccontano di essersi visti proporre la stessa corsa a prezzi diversi: chi aveva accettato più corse economiche, riceveva un’offerta più bassa. “È come avere un capo che ti osserva sempre e conosce le tue debolezze“, racconta un driver di Rotterdam. Uber respinge le accuse, spiegando che le differenze dipendono da fattori come GPS, promozioni e tariffe dinamiche legate alla domanda.
La causa, che coinvolge circa 241.000 autisti, chiede risarcimenti miliardari e uno stop all’uso di questi sistemi automatizzati, ritenuti in contrasto con il GDPR. Un caso che apre un fronte cruciale: quello del rapporto tra lavoratori e “manager algoritmici” sempre più invisibili e pervasivi.
Leggi l’articolo completo Uber drivers launch European class action over ‘soulless’ and ‘scary’ AI algorithm su The Guardian.
Immagine generata tramite DALL-E 3. Tutti i diritti sono riservati. Università di Torino (04/09/2026).

