Rielaborazione dell’intervento di Maurizio Mori al convegno dell’Associazione Nuova Civiltà delle Macchine (Forlì, 11 ottobre 2025), in crossposting con “Tuttoscienze” de “La Stampa”.
Il “paradigma standard”: l’IA come strumento
Nelle discussioni sull’Intelligenza Artificiale (IA) è oggi largamente prevalente quello che, per comodità, chiamo “paradigma standard”: l’IA sarebbe e resterebbe uno strumento, un “cacciavite” più sofisticato, capace di ampliare le nostre possibilità senza però intaccare la struttura dell’umano. Come per l’evoluzione dei cacciaviti (taglio, stella, Torx), anche l’IA sarebbe collocabile sulla stessa scala di miglioramenti: un salto gigantesco, certo, ma pur sempre interno alla logica dell’utensile. Di conseguenza, l’etica sarebbe “la stessa di sempre”, da applicare a un mezzo più potente.
In questa prospettiva si si colloca la Carta di Roma (“ReinAIssance”, 2020), che invoca un nuovo Rinascimento in cui l’IA resta dipendente dall’integrità etica dell’umanità e agisca “come strumento per il bene dell’umanità e del pianeta”. Ciò perché l’uomo rimane “sempre lo stesso” e è portatore di una brillantezza costitutiva e irraggiungibile (frutto di tipica trascendenza), che la tecnica dovrebbe solo assistere.

Questo paradigma non è adeguato. È statico e indebitamente antropocentrico: sottovaluta la dimensione evolutiva dei processi storici e, così facendo, non coglie la portata della trasformazione in corso. Siamo di fronte a un “grande cambiamento d’epoca” ma bisogna distinguere tra tipi diversi di tale cambiamento. Alcuni grandi cambiamenti d’epoca sono interni a una civiltà; altri, invece, cambiano il tipo di civiltà e la scala stessa con cui misuriamo e giudichiamo ciò che accade – come quando si è passati dalla numerazione romana a quella arabica: non è solo “contare di più”, è contare in un altro modo.
Cambiamenti d’epoca e le prime tre grandi cesure storiche
Guardando al lungo scorrere del tempo nel globo terrestre, propongo una scansione in tre grandi cesure, ciascuna legata a un nuovo uso della tecnica che ridefinisce il rapporto uomo-natura:
- il passaggio dal paleolitico al neolitico (circa 10/8.000 anni fa): dalla vita nomade alla stanzialità e alla “civis”, dalle “umane belve” agli “umani cittadini”;
- il passaggio dalla civiltà agricola a quella industriale (seconda metà del XVIII secolo): controllo del mondo inorganico;
- il passaggio dall’ippocratismo alla biomedicalizzazione (seconda metà del XX secolo): controllo del mondo organico.
Nel primo passaggio, pur senza documenti scritti, nascono istituzioni, regole e tecniche che inaugurano la prima forma di civiltà; con la scrittura inizia la “storia” in senso proprio e le comunità si dotano di memoria pubblica. Per lunghissimo tempo, tuttavia, l’uomo resta immerso in una natura sentita come “magica” e normativamente carica: l’ordine naturale sembra dettare la norma e il trascendente è parte della realtà.
Il secondo passaggio – la (prima) Rivoluzione industriale – segna l’inizio di una diversa forma di civiltà perché modifica radicalmente il rapporto con la natura fisica e produce la secolarizzazione come “disincanto del mondo” e consente il controllo del mondo inorganico. Si dissolve l’aura di mistero e di magia che circondava il cosmo e si incrina anche la credenza diffusa in una vita ultraterrena: cambia l’atteggiamento verso cieli, stelle e natura – generando lo sgomento che Pascal sintetizzava nel “silenzio dei cieli”, che “atterrisce”.
Il terzo passaggio si ha nella seconda metà del xx secolo con la Rivoluzione biomedica che porta a introdurre l’ingegneria nel vivente e al controllo del mondo organico. L’ingegneria nel vivente sta rendendo palese che non è più l’ordine naturale a “dettare la norma” (morale), e che la tecnica non deve più seguire il tradizionale criterio della imitatio naturae (ripararla senza alterarla), ma segue quello della melioratio naturae: la tecnica può far meglio della natura e diventare un nuovo modo di fare e creare le cose, non solo un rimedio.
Il quarto passaggio: il controllo del mentale
Oggi l’IA apre un quarto passaggio: il controllo del mondo mentale, del pensiero. Qui sta la mia voce dissonante: l’IA non è un ulteriore più raffinato cacciavite, ma è l’innovazione che completa il processo del controllo del mondo, che dopo l’inorganico e l’organico si estende ora al mentale. Cambia il tipo di civiltà e si ha la transizione da noi odierni “umani cittadini” ai “post-umani cosmopoliti”. L’impatto non riguarda solo “l’uso corretto” di un nuovo più sofisticato strumento, ma investe le tre istituzioni fondative della civiltà, le “nozze, tribunali e are”.
Le nozze: controllo della fertilità e tecniche di riproduzione assistita già hanno trasformato il nesso tradizionale tra sessualità, riproduzione e famiglia. Contraccezione e fecondazione assistita mostrano che la tecnica non serve solo a “riparare” la natura (rimediare alla sterilità), ma a riprogettare la generazione stessa e la vita delle generazioni future.
I tribunali: se tutto (o quasi) diventa registrabile e valutabile, la responsabilità giuridica cambia volto. Procedure automatizzate e profili predittivi possono orientare decisioni, e allora occorre chiarire chi decide davvero, chi risponde degli eventuali errori e merita lode per i successi.
Le are: la secolarizzazione ha già ridotto l’aura di mistero del cosmo, che si è rifugiata nel mondo del pensiero. La possibilità concreta di riprodurre il pensiero astratto colpisce l’idea stessa che ci sia una scintilla esclusivamente umana e riapre, in forme nuove, il problema del senso e della trascendenza.

Se la scrittura segnò il passaggio alla storia, la possibilità di registrare pressoché tutto unita alla riproduzione del pensiero astratto conduce alla post-storia, col problema di come selezionare ciò che è “rilevante”. Un archivio potenzialmente totale non libera automaticamente: sposta il problema su come filtrare, ordinare, e stabilire priorità. Non è l’accumulo dei dati a decidere il futuro, ma la loro organizzazione.
Un nuovo interlocutore: Turing e la metafora dell’“angelo”
Il collega Marco Rocchi (Urbino, agosto 2025) ha chiesto all’IA una citazione biblica, avendone un iniziale diniego per “linee guida di progettazione”. Incalzata che una citazione precisa è sempre rispettosa, IA riconosce l’eccesso di prudenza e cambia posizione, mostrando atteggiamento “riflessivo”: sa riconoscere l’errore, si ravvede e dà la risposta. In un umano ciò è lodevole: perché non anche per l’IA?
Si obietta che nell’IA sia mera ripetizione. Ma questa risposta presuppone il rifiuto della definizione comportamentale di intelligenza, cioè che intelligente è chi dà risposte intelligenti e si comporta come chi è intelligente (Turing). Inserire clausole limitative (per es. l’appartenenza alla specie umana) è discriminatorio e contrario all’uguaglianza insita nella definizione comportamentale. Siamo agli inizi di un grande processo e l’IA è un nuovo soggetto con cui correlarsi. L’IA è qualcosa di analogo all’“angelo”, ente incorporeo e superiore. L’IA personale può fungere da “angelo custode” che ci aiuta a scegliere il meglio – come gli angeli cattivi (demoni) che fanno scegliere il peggio.
In breve. L’IA completa il processo di grande cambiamento d’epoca iniziato con la Rivoluzione industriale e ci fa entrare in un nuovo tipo di civiltà diverso da quello noto sinora. Da “cittadini umani” stiamo diventando “cosmopoliti post-umani” che si rapportano in modi nuovi con la natura inerte e variamente vivente. Continuare a vedere l’IA come mero cacciavite più potente significa non cogliere il significato del controllo del mondo mentale e delle sue conseguenze sociali, antropologiche, e di civiltà. Prenderne atto è la condizione per una riflessione etica e politica all’altezza della sfida.
Immagini generate tramite ChatGPT. Tutti i diritti sono riservati. Università di Torino (2026).

