Toby Walsh, un ricercatore AI con 40 anni di esperienza critica il comportamento delle grandi aziende tecnologiche che, secondo lui, stanno “rubando” il lavoro letterario per addestrare modelli di IA.
Le critiche si rivolgono principalmente a OpenAI, Google e Meta, accusate di utilizzare libri protetti da copyright, senza il consenso degli autori, per migliorare i loro modelli.. Sebbene l’editore Black Inc., che pubblica i suoi libri, abbia cercato un accordo con gli autori, Walsh si oppone fermamente a come i giganti della tecnologia gestiscono i dati, definendo la situazione una “rapina digitale”.
Walsh sottolinea che, mentre le piccole case editrici come Black Inc. contribuiscono alla cultura e alla letteratura australiana, le aziende tecnologiche non solo utilizzano senza permesso i loro contenuti, ma lo fanno a scopo di lucro, senza alcun compenso per gli autori. Il ricercatore AI avverte che questo modello non è sostenibile e lo paragona al caso di Napster, che ha dato origine a un sistema di streaming musicale più giusto, dove gli artisti sono pagati. Sostiene che l’editoria dovrebbe seguire una direzione simile.
Inoltre, esprime preoccupazione per le proposte di modifiche verso la legge sul copyright nel Regno Unito, che consentirebbero l’uso dei materiali da parte di sviluppatori di IA senza il consenso degli autori.
Leggi l’articolo completo: I have been an AI researcher for 40 years. What tech giants are doing to book publishing is akin to theft su theguardian.com.
Immagine generata tramite DALL-E 3, 2025.

