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Magazine Intelligenza Artificiale: l'IA è più di quello che appare

Magazine Intelligenza Artificiale: l'IA è più di quello che appare

Accusati di usare l’IA: il dilemma degli studenti innocenti

Un robot umanoide che scrive un paper scientifico

Con l’avvento dell’intelligenza artificiale, gli studenti onesti stanno affrontando un nuovo problema: dimostrare di non aver usato l’IA per i propri elaborati. Secondo Pew Research, il 26% degli adolescenti usa ChatGPT per i compiti, ma i sistemi di rilevamento penalizzano anche chi non imbroglia.

Un caso emblematico è quello di Leigh Burrell, studentessa di informatica a Houston, che ha ricevuto uno zero quando il suo lavoro è stato erroneamente identificato come generato dall’IA. Per dimostrare la sua innocenza, ha dovuto fornire 15 pagine di prove documentate.

Per proteggersi, gli studenti stanno man mano adottando misure estreme: registrazioni dello schermo durante lo studio, uso esclusivo di programmi che tracciano le modifiche e documentazione meticolosa del processo creativo, come fatto da Burrell, che ha persino caricato un video di 93 minuti che attesti l’interezza del suo processo di scrittura.

Quanto detto, è anche confermato dalla ricerca: uno studio dell’Università del Maryland ha rilevato che i software di rilevamento identificano erroneamente testi umani come generati dall’IA nel 6,8% dei casi.

Gli studenti, dunque, si stanno mobilitando: Kelsey Auman ha avviato una petizione con oltre 1.000 firme contro questi strumenti, dopo essere stata segnalata ingiustamente. Uno studio di Stanford evidenzia come gli studenti non madrelingua inglese siano particolarmente penalizzati. Per questo, alcune università come Berkeley, Vanderbilt e Georgetown hanno già disabilitato questi strumenti, riconoscendo i loro limiti e per prevenire eventuali danni.

Leggi l’articolo completo A New Headache for Honest Students: Proving They Didn’t Use A.I. su The New York Times.

Immagine generata tramite DALL-E 3. Tutti i diritti sono riservati. Università di Torino (2025).

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