La sesta edizione di AIxWomen si è svolta il 20 settembre presso l’Università di Milano-Bicocca. Questa volta è stata organizzata da Donne 4.0 con la collaborazione del Dipartimento di Informatica, Sistemistica e Comunicazione (DISCo) dell’Ateneo milanese e della rete ReGAInS (Reducing the Gap between Artificial Intelligence and Society).
Come le altre edizioni, ha rappresentato un interessante momento di confronto tra ricerca, impresa e società civile.
Un programma denso di contenuti e voci femminili
Dopo i saluti istituzionali della prof.ssa Daniela Besozzi (Dipartimento di Informatica, Sistemistica eComunicazione UniMib, Osservatorio per le Pari Opportunità) e della prof.ssa Silvia Penati (Dipartimento di Fisica UniMib, Osservatorio per le Pari Opportunità),la presidente di Donne 4.0 Roberta Russo ha introdotto i lavori sottolineando come l’AI, se progettata con consapevolezza, possa diventare uno strumento di equità e innovazione sociale.La mattinata si è articolata in una serie di panel tematici che hanno esplorato l’intelligenza artificiale da prospettive differenti:
- AI e sanità digitale con Patrizia Palazzi e Rosanna Serra, che hanno evidenziato il potenziale dell’AI nel migliorare la prevenzione e l’accesso equo ai servizi di salute, con particolare attenzione alla medicina di genere.
- AI e bias di genere, in cui ho affrontato il tema dei pregiudizi algoritmici e delle strategie per contrastarli attraverso dati più rappresentativi e linguaggi inclusivi.
- AI e sostenibilità ambientale, con Veronica Brizzi, che ha mostrato come l’intelligenza artificiale possa anche supportare politiche green e modelli di consumo più consapevoli.
- AI e robotica, con Irene Vetrò ed Elisa Scaccianoce, che hanno illustrato applicazioni concrete dell’AI nei sistemi robotici, con un’attenzione specifica alla chirurgia.
- AI e disinformazione, con la prof.ssa Gabriella Pasi, che ha riflettuto sui rischi di manipolazione dei contenuti digitali e sull’importanza di modelli trasparenti e verificabili.
- Gen AI e proprietà intellettuale, con Erika Andreotti, che ha posto l’attenzione sulle implicazioni giuridiche e creative dei contenuti generati dall’AI.
- AI e misoginia, con la prof.ssa Elisabetta Fersini, che ha analizzato i fenomeni di odio online e le potenzialità dell’AI nel rilevarli e contrastarli.
- AI e aspetti legali, con Maria Teresa Saguatti, che ha approfondito la necessità di cornici normative solide e inclusive per la tutela dei diritti digitali.
Dati di genere a Informatica
Da tutti gli interventi, è emerso come l’approccio multidisciplinare e interdisciplinare che comporta l’Intelligenza Artificiale possa essere la chiave per aumentare il coinvolgimento delle donne, da sempre più presenti nelle discipline umanistiche. Gabriella Pasi ha evidenziato come già i corsi dedicati all’intelligenza artificiale al Dipartimento di Informatica vedano una percentuale femminile più elevata rispetto a quelli tradizionali.

La percentuale di donne iscritte al Bachelor in AI è risultata negli ultimi anni superiore al 20%, con un picco nell’anno accademico 2022/2023 pari al 38%, quando invece la percentuale di presenze femminili sia nella triennale che nella magistrale di informatica è al massimo il 15%. Dati incoraggianti, anche se assolutamente migliorabili.
Il caso studio Italia e il paradosso della Dolce Vita
Essendosi svolta a Milano, ho illustrato i dati riportati nel quadro tracciato dallo studio “Italy Case Study – La Dolce Vita Paradox” del progetto europeo Interface (1), a cui ho contribuito, che analizza la partecipazione delle donne al settore AI.
Questi dati raccontano un’Italia in movimento, ma ancora segnata da squilibri strutturali:
- Le donne rappresentano solo una minoranza della forza lavoro AI, ma a Milano la percentuale sale al 30,7%, una delle più alte d’Europa.
- Tuttavia, nelle posizioni senior la quota femminile scende drasticamente al 14,2%, segnalando un evidente glass ceiling.
- Le cause principali risultano: disparità retributive, scarsa rappresentanza nei ruoli decisionali, rigidità organizzativa e difficoltà di conciliazione.
Milano dunque si impone come un laboratorio privilegiato: una città dove l’innovazione tecnologica incontra la cultura e la formazione, e dove si potrebbe sperimentare, più che in altri territori, un modello di AI orientato all’equità.
AI e misoginia
Un tema specifico che ha trattato Elisabetta Fersini è l’AI e la misoginia, in corrispondenza alla violenza digitale. Ha ricordato il caso della blogger Anita Sarkeesian che è stato vittima di questo fenomeno, dopo aver criticato on line gli stereotipi maschilisti nei videogame. Per mesi ha ricevuto minacce di morte e di stupro, le sue informazioni personali sono state diffuse on line e ha ricevuto fotomontaggi che la ritraevano come oggetto di violenza sessuale.
In casi come questo, l’AI può individuare in tempo reale linguaggi d’odio, minacce, revenge porn e molestie online attraverso l’analisi automatica di testo, immagini e video e il riconoscimento di schemi linguistici offensivi o sessisti. L’AI può così segnalare pattern ricorrenti di messaggi d’odio rivolti a giornaliste o politiche, proteggendole prima che le forme di violenza possano intensificarsi.
AI e etica
La sessione finale ha visto un interessante confronto con il pubblico che ha posto sia domande legate al tema della parità di genere, che più generali sull’intelligenza artificiale.
In particolare, è arrivata la richiesta di conoscere quanti anni ci vorranno per raggiungere la parità. Sappiamo che la risposta non è particolarmente promettente: secondo l’ultimo rapporto sul Global Gender Gap del World Economic Forum (WEF), per raggiungere la piena parità di genere a livello globale ci vorranno ancora 123 anni. L’intelligenza artificiale potrebbe costituire un acceleratore o al contrario un ostacolo: dipenderà dall’uso che ne facciamo.
L’altro tema inevitabilmente collegato, oggetto di domanda, è stato l’etica nell’AI, con un confronto tra i diversi approcci fra Europa, Stati Uniti e Cina, nella ricerca del difficile equilibrio fra regole e competitività.
Conclusione
Questi sono stati alcuni dei temi trattati. Il format di AIxWomen si sta dimostrando vincente. Ogni edizione vede la collaborazione di Donne 4.0 con un ateneo locale, a dimostrare come la ricerca possa diventare motore di empowerment femminile, creando spazi di confronto tra studenti, studentesse, ricercatrici e professioniste del settore.
Immagini generate tramite ChatGPT. Tutti i diritti sono riservati. Università di Torino (2025).

