Recentemente è trapelato un documento interno che rivela che Amazon ha elaborato una strategia per nascondere la reale entità del consumo idrico dei suoi data center. La divisione cloud dell’azienda, Amazon Web Services (AWS), avrebbe deliberatamente scelto di rendere pubblica solo una parte dei dati sull’acqua utilizzata per ridurre il rischio reputazionale, escludendo il cosiddetto “uso secondario”, ossia l’acqua impiegata per produrre l’elettricità che alimenta i server.
Nel 2021 Amazon avrebbe consumato circa 397,5 miliardi di litri d’acqua, l’equivalente del fabbisogno di quasi un milione di famiglie statunitensi. Tuttavia, la campagna “Water Positive”, lanciata nel 2022 con l’obiettivo di restituire più acqua di quanto ne utilizzi entro il 2030, si basa su una cifra molto più bassa, ovvero circa 29,1 miliardi di litri, e non considera l’impatto complessivo.
Gli esperti ambientali criticano la scelta di escludere parte dei consumi, definendola una pratica fuorviante. Secondo Tyler Farrow dell’Alliance for Water Stewardship, le compensazioni idriche promosse da AWS non equivalgono a una reale neutralità.
L’indagine del The Guardian e di SourceMaterial indica, inoltre, che Amazon starebbe contribuendo alla definizione di metodologie internazionali per misurare i benefici dei progetti idrici, ma alcuni ex dipendenti sostengono che tali iniziative servano a “offuscare l’impronta idrica” dell’azienda. Amazon nega ogni intento di manipolazione e ribadisce che i suoi dati sono verificati da terze parti. La portavoce Margaret Callahan ha definito il documento “obsoleto”, sostenendo che non rifletta la strategia attuale dell’azienda.
Leggi l’articolo completo: Amazon strategised about keeping its datacentres’ full water use secret, leaked document shows su theguardian.com
Immagine generata tramite DALL-E. Tutti i diritti sono riservati. Università di Torino (12/04/2025).

