Uno studio condotto in Danimarca analizza l’impatto dei chatbot AI sul mercato del lavoro, partendo da due indagini realizzate tra la fine del 2023 e il 2024. L’indagine ha coinvolto 25.000 lavoratori e 7.000 luoghi di lavoro, con particolare attenzione a undici professioni in quanto considerate esposte all’adozione di queste tecnologie.
I risultati mostrano che l’uso dell’IA generativa è ormai ampiamente diffuso. La maggior parte delle imprese incoraggia i dipendenti a utilizzarla. Infatti, molte hanno sviluppato soluzioni interne e sono frequenti i programmi di formazione dedicati. Questi investimenti aziendali hanno favorito una diffusione più omogenea dell’uso dei chatbot tra i lavoratori, riducendo così le differenze legate a fattori quali età, genere o competenze digitali. Inoltre, sembrerebbe che l’introduzione dell’IA abbia migliorato, in alcuni casi ,la qualità percepita dell’ambiente lavorativo e che abbia contribuito alla nascita di nuove mansioni.
Tuttavia, sembrerebbe anche che l’impatto sul mercato del lavoro rimanga trascurabile. Nonostante l’adozione su larga scala, l’analisi non rileva cambiamenti significativi né nei salari né nelle ore lavorative. Gli effetti sembrerebbero corrispondere a un valore inferiori all’1%. Anche i guadagni di produttività risultano essere limitati, in quanto il tempo risparmiato grazie ai chatbot si aggirerebbe in media circa al 3%, con scarsa ricaduta sulle retribuzioni.
Questi risultati sembrano mettere in discussione le narrazioni più allarmistiche sull’automazione del lavoro tramite intelligenza artificiale generativa.
Leggi lo studio completo: Large Language Models, Small Labor Market Effects su ssn.com.
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