Un recente caso legale tra il New York Times e OpenAI sta cambiando le regole per milioni di utenti ChatGPT. Il quotidiano americano, difatti, ha fatto causa a OpenAI per aver utilizzato i suoi articoli senza permesso nell’addestramento dell’intelligenza artificiale.
Per tale ragione, lo scorso 13 maggio un giudice federale ha ordinato a OpenAI di conservare indefinitamente tutte le conversazioni degli utenti con ChatGPT, una decisione che il CEO Sam Altman definisce “inappropriata e pericolosa”. Questa misura, però, serve per monitorare se il chatbot riproduce ancora contenuti protetti da copyright.
Le conseguenze pratiche di questa diatriba sono significative: se si usa ChatGPT gratuitamente o con abbonamento Plus, Pro o Team, le conversazioni non seguiranno più le normali regole di cancellazione. Nello specifico, anche le chat eliminate manualmente saranno conservate sui server, contrariamente a quanto accadeva prima dove venivano cancellate definitivamente dopo 30 giorni, mentre sono escluse da questa misura le versioni Enterprise ed Edu di ChatGPT.
A fronte di queste preoccupazioni da parte degli utenti, OpenAI assicura che questi dati saranno archiviati separatamente in sistemi sicuri, accessibili solo a un piccolo team legale per far rispettare gli obblighi imposti dal tribunale. Questa situazione, dunque, continuerà presumibilmente finché OpenAI non vincerà l’appello, creando un precedente importante per la gestione dei dati degli utenti nelle controversie sull’intelligenza artificiale.
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