“Co-scientist“, l’intelligenza artificiale di Google, ha dimostrato una capacità sorprendente risolvendo in soli due giorni un problema sui superbatteri resistenti agli antibiotici che aveva richiesto dieci anni di ricerca al team del Dr. José Penadés dell’Imperial College di Londra.
Il professore, stupito dal risultato, ha persino contattato Google per verificare che non avessero avuto accesso ai dati della sua ricerca. Lo stupore mostrato è dovuto al fatto che l’IA non solo ha trovato la soluzione corretta, ma ha proposto anche quattro alternative valide e un approccio innovativo su cui gli scienziati stanno ora lavorando.
“Co-scientist”, il protagonista di questa vicenda, funziona elaborando idee iniziali entro 15 minuti dalla richiesta. Successivamente, gli agenti AI di Gemini “dibattono” queste idee, le classificano e le perfezionano, accedendo alla letteratura scientifica, a database e ad AlphaFold per smussare il problema in analisi.
Tuttavia, i risultati sul suo utilizzo sono stati contrastanti: in alcuni casi ha proposto soluzioni già note senza innovazioni, mentre in altri esperimenti, come quelli della Stanford University, ha mostrato risultati promettenti, ad esempio, nel fornire farmaci efficaci per i test sugli organoidi del fegato umano.
Come si può ben vedere dal caso in questione, il futuro della ricerca assumerà dei tratti diversi. Alan Karthikesalingam, esperto di Google, descrive questa tecnologia come un mezzo in grado di fornire dei “superpoteri” agli scienziati. A sostegno di ciò, Demis Hassabis, CEO di Google AI, prevede una “nuova età dell’oro delle scoperte scientifiche”, pur riconoscendo l’importanza insostituibile del capitale umano in questa tipologia di attività.
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Immagine generata tramite DALL-E.

