Negli anni ’80, un progetto di reinselvatichimento (o “rewilding”) in Olanda dimostrò come la mancanza di predatori naturali e l’assenza di spazi adeguati portarono al sovrapascolo e, di conseguenza, al collasso della riserva nell’area dell’Oostvaardersplassen. Questo fallimento riflette la difficoltà di tentare di riportare indietro l’orologio ecologico.
Il discorso può essere applicato anche a Internet, che spesso viene paragonato a un ecosistema, ma per il quale sarebbe forse più corretto usare il termine “piantagioni”. Infatti, potrebbe essere paragonata ad una piantagione degradata ma potenzialmente resiliente, se diversificata. Così come gli ecosistemi naturali richiedono una varietà di specie per mantenere l’equilibrio, anche Internet ha bisogno di diversità infrastrutturale per evitare che il flusso collimi in una direzione che porta alla centralizzazione. Nello specifico, la tecnica del rewilding, che potrebbe essere adottata e adattata per il problema della centralizzazione di Internet, non consiste nel riportare un ecosistema a uno stato ideale del passato, ma nel ripristinare processi naturali autonomi, richiedendo più iterazioni per essere eseguito correttamente.
La proposta è quella di re-infrastrutturare Internet, decentralizzando i servizi e diversificando i sistemi per rendere la rete più resiliente, generativa e meno vulnerabile a crolli.
L’UE ha iniziato a implementare leggi di interoperabilità, gli Stati Uniti, invece, sembrano essere indietro. Cory Doctorow chiama a una reazione collettiva urgente per prevenire la stagnazione evolutiva nell’infrastruttura di Internet, che paragona a un’ecologia in declino, suggerendo una governance tecnologica radicale che bilanci il potere e promuova alternative collaborative e sostenibili.
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Immagine generata tramite DALL-E 3.

