Più si avanza con i progressi nello sviluppo dell’IA, più cresce l’interesse per la creazione di una coscienza artificiale. Un progetto multidisciplinare dell’Unione Europea mira proprio a sviluppare questa forma di consapevolezza artificiale.
Nel tentativo di affrontare queste questioni, uno dei modi più promettenti sembra essere quello di partire dalla coscienza biologica, con cui siamo familiari, e dalla sua stretta correlazione con il cervello. Questo approccio è stato analizzato in un recente articolo che tratta della possibilità di sviluppare la coscienza artificiale da una prospettiva evolutiva. L’idea è quella di utilizzare l’evoluzione del cervello umano e il suo legame con la coscienza come punto di riferimento per i tentativi tecnici di ingegneria della coscienza.
Ci sono diversi tratti distintivi del cervello umano che sembrano essere fondamentali per raggiungere un’esperienza cosciente complessa simile a quella umana. Tra questi troviamo la diversità biochimica e neuronale, il lungo periodo di sviluppo epigenetico, l’esperienza sensoriale e motoria incarnata del mondo (che avviene attraverso il nostro corpo che funge da filtro, incidendo sulla percezione del proprio vissuto), l’attività cerebrale spontanea e molte altre caratteristiche ancora. L’attuale IA è ancora limitata nella sua capacità di emulare la complessità della coscienza umana, sia per motivi legati alla sua struttura e architettura, sia per motivi collegati allo stato attuale della conoscenza scientifica e tecnologica.
Nonostante queste limitazioni, non si può escludere in anticipo che l’IA possa raggiungere forme alternative di coscienza, anche se potrebbero essere diverse da quella umana e difficili da definire. In effetti, uno dei problemi principali risiede proprio nella capacità di definire cosa rende una coscienza “artificiale” e come potrebbe differire da quella umana.
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