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Magazine Intelligenza Artificiale: l'IA è più di quello che appare

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CSW69, la sessantanovesima Commission Status of Women, e l’Intelligenza Artificiale

Women

Quest’anno ho potuto seguire direttamente a New York il tradizionale appuntamento di marzo della CSW, Commission Status of Women, delle Nazioni Unite, la sessantanovesima, come rappresentante di UN Women Italy, insieme alla sua presidente, Darya Majidi, e alla collega del board nazionale, Katja Besseghini.

Si è celebrato Pechino + 30, vale a dire i 30 anni dalla Quarta Conferenza Mondiale delle Donne di Pechino del 1995. L’obiettivo era fare il punto sull’attuazione della sua agenda, in un momento particolarmente complesso come quello attuale in cui assistiamo a spinte reazionarie da parte di diversi governi che vorrebbero fare piazza pulita delle politiche di genere, facendole passare per un disvalore.

L’atmosfera che abbiamo respirato è quella di reazione ferma di fronte a questo tentativo di fare arretrare i diritti delle donne, con il Segretario Generale, Antonio Guterres, che ha evocato un “pushback to pushback”, vale a dire un “respingimento del respingimento”. Questo spirito si coglie nelle azioni strategiche evidenziate e nei documenti approvati, che partono dalla constatazione che nei trent’anni dalla Conferenza di Pechino nessun Paese ha raggiunto la parità di genere.

È emersa quindi l’esigenza di un cambio di passo. Alla luce della centralità crescente delle tecnologie digitali e dell’intelligenza artificiale nei processi economici, sociali e culturali, mi ha però sorpreso la limitata enfasi riservata a questi strumenti nelle raccomandazioni finali della CSW69.

Seppur menzionati, il digitale e l’intelligenza artificiale non sembrano essere considerati leve fondamentali per la riduzione del divario di genere. Questa mancanza appare ancor più rilevante se si considera come tali tecnologie, se progettate e governate in maniera inclusiva, possano invece costituire potenti catalizzatori per l’empowerment femminile, che è proprio uno dei due concetti base emersi nella Conferenza di Pechino, insieme al mainstreaming, vale a dire l’applicazione dell’approccio di genere in modo trasversale. Anche le tecnologie, e in particolare l’intelligenza artificiale, dovrebbero essere integrate trasversalmente nelle azioni individuate, in una visione di sistema che possa costituire uno degli elementi innovativi in grado di fare la differenza.

Il mio auspicio è che possa essere questo l’approccio futuro, anche perché nel documento finale è stata riconosciuta la necessità di un ripensamento generale con la sottoscrizione del “Patto per il futuro” volto a esplorare opzioni per rivitalizzare la Commissione sulla condizione delle donne, attraverso un processo intergovernativo inclusivo con la partecipazione di tutti gli Stati membri, riaffermando nel contempo il mandato della Commissione.

Il punto di partenza è comunque rappresentato dalla prima delle sei azioni strategiche dell’agenda Pechino + 30: sostenere il Global Digital Compact e promuovere politiche che colmino il divario digitale di genere, garantendo pari accesso e leadership a tutte le donne e le ragazze nel campo della tecnologia.

Questo tema viene ripreso nel documento politico finale (1) in un punto specifico: sfruttare il potenziale della tecnologia e dell’innovazione e colmare i divari digitali all’interno e tra i Paesi, incluso il divario digitale di genere, nonché ampliare le opportunità di apprendimento digitale, alfabetizzazione e sviluppo delle capacità e affrontare i rischi e le sfide emergenti dall’uso delle tecnologie, nel pieno rispetto dei diritti umani di tutte le donne e le ragazze, sia online che offline, e integrare una prospettiva di genere nelle tecnologie digitali, inclusa l’intelligenza artificiale.

Queste ultime vengono citate solo una seconda volta, rimarcando l’altra faccia della medaglia, vale a dire la necessità di contrastare il loro utilizzo come potenziali strumenti per attuare molestie e violenze: adottare un approccio globale per eliminare la violenza che si verifica o è amplificata dall’uso della tecnologia, anche nella sua progettazione, sviluppo e distribuzione, contrastando l’uso di strumenti digitali, come i social media, le piattaforme online e l’intelligenza artificiale, a fini di molestie, razzismo, tratta di esseri umani e tutte le forme di sfruttamento e abuso sessuale di donne e ragazze.

L’accesso paritario alle competenze digitali, la partecipazione attiva delle donne nei settori STEM, e la rappresentanza nei processi decisionali che regolano l’adozione dell’intelligenza artificiale sono condizioni imprescindibili per evitare la riproduzione, o addirittura l’amplificazione, di disuguaglianze esistenti. Al contrario, l’approccio osservato nei testi negoziati sembra mantenere una prospettiva prevalentemente difensiva, focalizzata più sui rischi che sulle potenzialità trasformative del digitale.

Una maggiore integrazione di questi temi nell’agenda della Commissione potrà rappresentare non solo un segnale di aggiornamento rispetto ai profondi mutamenti in atto, ma anche un’opportunità per orientare la transizione tecnologica in senso equitativo e sostenibile. Il rischio, altrimenti, è che l’innovazione proceda in assenza di una visione di genere strutturata, escludendo ancora una volta le donne dai benefici delle trasformazioni in corso.

Queste valutazioni sono anche quelle che emergono nel White Paper “Gender Parity in the Intelligent Age” del World Economic Forum in collaborazione con LinkedIn di marzo 2025 (2).

Da una parte viene sottolineato l’ancora marcato gender gap nell’età intelligente e dall’altra come proprio questo settore possa accelerare il raggiungimento della parità di genere, riconoscendo l’apporto femminile come fondamentale nello sviluppo dell’intelligenza artificiale generativa (GenAI).

La ricerca di LinkedIn suggerisce che le donne tendano a lavorare in occupazioni con meno probabilità di essere potenziate da GenAI rispetto agli uomini.

I dati suggeriscono che più donne che uomini saranno in lavori sostituiti da GenAI (57% contro 43%), mentre meno donne che uomini vedranno il loro lavoro potenziato (46% contro 54%) da GenAI. Solo quattro punti percentuali separano invece la quota di donne i cui ruoli sarebbero non toccati (48%), rispetto agli uomini (52%).

A questo si aggiunge che nel 2024 le donne ricoprivano il 24,4% delle posizioni dirigenziali STEM ma solo il 12,2% dei ruoli di livello C-suite STEM. Ciò contrasta con la rappresentanza femminile nei ruoli non STEM, che nel 2024 passava dal 39,6% a livello dirigenziale al 24,3% nella leadership esecutiva.

Oggi, il 99% delle aziende Fortune 500 utilizza una qualche forma di automazione nei propri processi di assunzione. Man mano che questi processi si diffondono, sarà fondamentale documentare la misura in cui gli agenti AI possono superare e ribaltare i divari di genere.

Processi di reclutamento e valutazione equi e basati sull’intelligenza artificiale rappresentano l’occasione di cambiare le carte in tavola per la parità di genere, consentendo alle donne di essere valutate in modo più accurato e garantendo un accesso equo alle possibilità di leadership.

Secondo il White Paper, la crescita economica guidata dall’intelligenza artificiale sarà più forte laddove la parità di genere è incorporata nella sua progettazione, alimentando un circolo virtuoso in cui una maggiore partecipazione femminile nella transizione tecnologica porta a risultati di innovazione migliori, con applicazioni più adatte alle popolazioni in evoluzione.

Per i leader del settore, le aziende che non riescono a integrare la parità di genere nella strategia di intelligenza artificiale perderanno metà dei talenti disponibili, riducendo la loro capacità di innovazione e competitività a lungo termine.

L’intelligenza artificiale è più di uno strumento: può divenire un veicolo per la trasformazione economica e sociale, assicurando che i suoi benefici si estendano in modo universale.

Serve un indirizzo politico che metta in pratica questo orientamento a partire dalla Commission Status of Women delle Nazioni Unite rinnovata e rafforzata.

UN Women Italy intende dare un contributo in questa direzione.

Immagini generate tramite DALL-E. Tutti i diritti sono riservati. Università di Torino (2025).

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